"Hamas" sotto esame a Ramallah

Non avevo messo nel conto di presentare il mio libro su Hamas a Ramallah. Di fronte a un pubblico particolare, misto, e che in massima parte non conosce l’italiano. Anche questo esame, comunque, è stato passato. Grazie al Passia di Mahdi Abdul Hadi, al think tank palestinese di Gerusalemme che ha organizzato l’incontro in maniera tale che non fosse tanto la presentazione del mio libro, quanto piuttosto una discussione su quello che è successo dal 2006 in poi, e su quello che potrebbe succedere – in casa palestinese – per il perdurare dello scontro tra Fatah e Hamas. Condivisione del potere, rappresentanza politica, consenso popolare, la nuova amministrazione americana: la discussione mi è sembrata una delle rare occasioni in cui si mettono veramente le mani nel piatto, e si parla delle cose importanti. Nello specifico, in cui palestinesi di diverse estrazioni culturali, sociali, politiche, si mettono a discutere seriamente, in una fase nella quale la frattura è semprre più profonda.

Diplomatici presenti a Ramallah, compreso l’ambasciatore Ercan Ozel, consolato generale turco per la Palestina; esponenti di Fatah; personalità importanti del mondo imprenditoriale come Sam Bahour e Mazen Sinokrot. E come discussant, Mahmoud ar-Ramahi, segretario generale del Consiglio Legislativo, il parlamento palestinese. Deputato della lista Riforma e Cambiamento, quella con cui Hamas si è presentata alle elezioni del gennaio 2006, Ramahi è stato rilasciato da pochi mesi dagli israeliani che lo avevano arrestato negli anni scorsi, ha studiato all’università La Sapienza, a Roma, conosce dunque bene l’italiano, e ha avuto il compito di discutere un libro che gli altri, per questioni linguistiche, non avevano potuto ancora leggere.

Diversità di vedute su alcuni argomenti, nulla da dire sulla ricostruzione storico-cronologica: questo l’intervento di Ramahi, che ha riconosciuto soprattutto lo sforzo e la fatica nel ricostruire la “loro” storia. E nel dibattito, come sempre, la questione della condivisione del potere, più importante – nella percezione palestinese – della transizione “alla resistenza al potere” di Hamas, che per noi europei è centrale. E poi una discussione approfondita sulla questione della carta di Hamas del 1988, unita alla presenza, nella storia del movimento islamista, di altri documenti. Soprattutto, il programma elettorale del 2005-2006.

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