Alla vigilia della giornata di Obama al Cairo, gli esperti del Medio Oriente fanno qualche previsione. Una lunga teleconferenza dei quattro maggiori esperti dell’area del Carnegie Endownment for Peace è disponibile qui. Parlano Marina Ottaway, Nathan Brown, Paul Salem, Amr Hamzawy. Tra le conclusioni: gli arabi sono cinici, ma Obama è molto alto nei sondaggi: dipende se il suo discorso porrà le fondamenta di una nuova politica e sarà subito seguito, nei prossimi mesi, da fatti concreti.
Non credo che Obama voglia parlare al più vasto pubblico musulmano. Questo è un discorso agli arabi, che i musulmani non arabi ascolteranno con attenzione. Ma i destinatari sono le opinioni pubbliche della regione. Compreso chi non è dentro la struttura e le clientele dei regimi. Lo si evince dalla stessa scelta del palco da cui parlerò, la Cairo University. E’ l’università cuore dei grandi movimenti studenteschi degli anni Settanta, da cui proviene non solo l’èlite egiziana più allargata, ma anche quella palestinese, e oltre. Alla Cairo university si sono formate le attuali opposizioni, laiche e islamiste. E nonostante gli inviti siano blindati, la stessa scelta, nel cuore della Cairo borghese ma non turistica, è un segnale importante.
Così come è importante la lista degli invitati. Sembra vi sia anche una decina di deputati del Fratelli Musulmani, invitati dal Grand Imam di Al Azhar, sheykh Mohammed Sayyed al Tantawi, che è il co-sponsor dell’incontro alla Cairo university e che introdurrà il discorso di Obama.