Obama non è lo sconfitto

Serpeggia, da giorni, la lettura che il vero sconfitto a Teheran sia Barack Obama. Il suo canale di dialogo aperto con il regime degli ayatollah sarebbe stato smentito dai ragazzi della rivoluzione verde. Dopo tanti anni di vita in Medio Oriente, penso esattamente il contrario. E’ proprio l’arrivo di Obama, e il cambio strategico sull’area (non interveniamo, non mandiamo i nostri carriarmati, non portiamo la democrazia sui fusti dei cannoni e – soprattutto – l’islam non è il nostro nemico) rispetto al pensiero bushiano, ad aver dato vigore alle forze di opposizione. Perché ora l’opposizione, finalmente, può esprimersi senza il timore di essere considerata la quinta colonna degli Stati Uniti.

La lettura dell’Obama sconfitto sulle strade di Teheran fa molto comodo a chi ha creduto ed è cresciuto sulla strategia del Grande Medio Oriente di Bush, quella strategia che ha solo portato lutti e nefasti risultati in tutta la regione, mortificando senza speranza le opposizioni (per sostenere le quali, peraltro, Bush non ha mai fatto nulla, neanche mandare i carriarmati).

Lo stato della politica estera dell’amministrazione Obama viene descritta in modo illuminante da Karim Sadjadpour, del Carnegie Endowment.

This is extremely delicate and the situation is so dynamic. We clearly have to be on the right side of history here, but I think if we try to insert ourselves into the momentous internal Iranian drama that’s unfolding we may unwittingly undermine those whom we’re trying to strengthen. Historically that’s often been the case in Iran.

It goes without saying that the Obama administration should clearly not acknowledge the results of these contested elections. This would demoralize people. We should also be pushing all of our allies not to acknowledge the results of these elections until justice prevails in Tehran. I was disappointed that Turkey’s Abdullah Gul and Afghanistan’s Hamid Karzai did not hesitate to congratulate Ahmadinejad.

But again, I think if we overtly take sides the regime could well react with a massive and bloody crackdown on the demonstrators using the pretext that they are acting against an American-led coup. And the sad thing is that much of the global media would focus more on what Obama said than what the Iranian government did.

KHAMENEI? UNO SHAH COL TURBANTE

Nella stessa intervista, Sadjadpour fa un’analisi interessante non tanto del ruolo di Ali Khamenei, quanto del ruolo che ha assunto in questi anni e del dietro le quinte della dirigenza del regime. E il parallelo col 1979 non è tanto quello tra l’insoddisfazione di allora contro Reza Pahlavi e il grande disagio di oggi contro gli ayatollah, quanto il simile ruolo che allora lo Shah e oggi Khamenei stanno rivestendo.

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