Già sperimentato, il body scanner. Per la precisione in uscita da Gaza, in entrata verso Israele. Erez, terminale grande, vuoto, e dalle sembianze aeroportuale. Al rientro verso Israele, in quel labirinto angosciante e senza esseri umani salvo i palestinesi che lavorano per il valico israeliano, c’è un body scanner, questo grande bussolotto dentro il quale si entra, mentre dall’alto, persone sconosciute, soldati, ti scrutano sin dentro le viscere. Senza alcun problema di privacy, senza alcuna informazione sui rischi per la salute. A proposito, si è chiesto al WHO, all’Organizzazione Mondiale della Sanità se c’è qualche rischio per la salute dei singoli? Ma no, la sicurezza prima di tutto. L’unica cosa che non si è ancora capito, è che un atteggiamento solo securitario non risolve i problemi di sicurezza del mondo, dell’Occidente, dell’America, di Israele. Senza politica, senza strategia politica, i body scanner da soli non risolvono nulla. Creano paura, capri espiatori, e umiliazione. E l’umiliazione crea rabbia.