E’ uno stupore che si ripete ogni anno, in Medio Oriente. Quest’anno un po’ in anticipo. E’ l’aria di primavera, intensa, struggente: un’aria da cui non si può sfuggire, che non si può non avvertire. Arriva, inattesa, come ogni anno. Per poi magari ritirarsi in buon ordine con qualche giornata di brutto tempo. Ma quel primo giorno, quella carezza inattesa è irripetibile. E’ come un attacco di nostalgia, al quale non si può far altro che arrendersi. Rabia, la chiamano gli arabi, con l’accento sulla i.
Per me, per la mia storia, è un’aria che sa di Cairo. Una nostalgia dalla quale l’irrespirabilità dell’aria che pervade la megalopoli egiziana scompare, per incanto. Odore di primavera, e basta.