Corri, Laura, corri!

Bene. Parliamo di Laura. Laura Boldrini, appena eletta presidente della Camera dei Deputati. Appena reduce da uno dei più bei discorsi che siano stati pronunciati in Parlamento negli ultimi anni. La foto che ho scelto per questo post non è una foto recente. È una foto della fine del 2009, la copertina a lei dedicata da Famiglia Cristiana, quando la elesse ‘Italiana dell’anno’, sfidando gli attacchi che – com’è successo spesso in questi ultimi anni – Laura ha ricevuto per il suo lavoro di portavoce dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati. L’italiana dell’anno, una scelta forte e provocatoria, da parte del settimanale cattolico, che però dava la misura di quello che Laura stava facendo. Difendeva gli ultimi, coloro senza potere (tanto per richiamare Vaclav Havel), e con questa sua difesa così contro corrente dava comunque fastidio. Perché portava in tv e nelle riunioni che contano voci lontane, indifese, uomini e donne invisibili. Donna scomoda, e molto, come se la politica si dovesse rispecchiare in quei volti di migranti che la stessa politica voleva dimenticare, o usare come capro espiatorio.
Pochi mesi prima, quando ci trovammo insieme al Suq, lo splendido festival multiculturale organizzato da Carla Peirolero, Laura guardò il pubblico, pieno di facce diverse, e disse “Questa è l’Italia che vorrei!” Facce diverse, colorate, plurali. La prendemmo anche un po’ in giro, per una frase a effetto, ma soprattutto per sottolineare – scherzando – quanto Laura sia capace di cogliere la sintesi, e di avere passione.
Il suo discorso di insediamento alla Camera, oggi, mi ha ricordato quel pomeriggio di giugno a Genova, la copertina di Famiglia Cristiana, la battaglia combattuta strenuamente con Roberto Natale per la Carta di Roma, che i giornalisti dovrebbero usare per proteggere – con le parole – la dignità dei migranti. E ho pensato che è vero, Laura Boldrini era l’italiana che volevo per rappresentare l’Italia che vorrei. Un’Italia che c’è, nascosta tra le pieghe di un Paese demoralizzato, celato, impaurito. L’italiana che volevo in parlamento, alla presidenza della Camera e, perché no?, anche a un più alto incarico…
Sembrava follia, scommettere sulla possibilità di far politica con passione. Follia una candidatura di questo tipo, fuori dagli schemi, da tutti gli schemi rigidi, compresi quello del movimentismo. Io ricordo spesso, e con orgoglio, che noi nati e nate nel 1961 abbiamo visto, da bambini, un uomo che passeggiava sulla Luna. Sappiamo sognare, e credere che i sogni si realizzino. Sappiamo sognare, lavorando con tenacia e senza troppe lamentazioni.
Il discorso di Laura dice anche questo. Racconta la storia e i dolori di una generazione. Il rapimento Moro, le vittime della mafia, l’antifascismo e il grande attaccamento – reale, non retorico – a una Costituzione che ci ha formato. Quel discorso, però, dice soprattutto altre cose. Dice che bisogna tenere il timone dritto, non aver paura di usare parole come dignità, istituzioni, unità d’Italia, donne offese e umiliate. Dice che bisogna essere leali con la propria storia personale, e dunque ricordare – nel suo caso – i poveri, gli ultimi, i morti dimenticati nel Mediterraneo. Dice che c’è un Paese fatto di cittadini che sono fuori del Parlamento, e che in Parlamento debbono essere rappresentati.
Non sono stata l’unica a essermi commossa, e molto, ad ascoltare il discorso di Laura. Perché è una mia amica, certo. Eppure c’è una commozione quasi corale, che ha accomunato – nelle frenetiche conversazioni di questa mattina – persone che l’hanno incontrata, solo intravista, mai vista di persona. Quel discorso parlava a un Paese frustrato, dava rappresentanza a uomini, donne e cittadini stanchi di essere trattati da sudditi. E anche soltanto mantenendo il suo tipico, inossidabile aplomb anglosassone, forte e delicato a un tempo, Laura Boldrini è riuscita a essere rivoluzionaria.
Non so se le consentiranno di compiere, assieme a tutti e a tutte noi, un viaggio lungo, oppure se la sua esperienza come terza carica dello Stato si dovrà concludere con altre elezioni anticipate. So di certo una cosa: sarà un viaggio molto istruttivo. Duro, interessante, appassionato, emozionante. Corri, Laura, corri.

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