Cecilia Della Negra è stata proprio brava. Cercare e mettere assieme il peggio della pubblicità sessista in Italia è stato lo sforzo giusto (uno dei numerosi) per rispondere al Buongiorno di Massimo Gramellini su Etihad, i centimetri di pelle delle hostess, la superiorità culturale occidentale eccetera.
Potrei parlare della trave e delle travi. Potrei parlare dell’inopportunità. Potrei parlare soprattutto di quanto sia incredibile parlare della divisa delle hostess dell’Alitalia/Etihad invece di concentrarci sulla strage delle innocenti (e degli innocenti, i figli…), sulle sue ragioni contemporanee. Eppure le cronache sono piene di omicidi in cui le vittime sono le donne della vita insana di uomini italiani e italianissimi, e i figli che pagano il fio di chissà quale colpa. Copriamo tutto con qualche centimetro di stoffa sul corpo delle hostess, invece di avviare seriamente, quotidianamente, costantemente una discussione seria, dura su un massacro di cui si dice, obiettivamente, molto poco? Non c’è che dire, è un buon modo per affrontare – pardon – per non affrontare l’argomento.
Parlerò invece di calze, collant. Confesso pubblicamente di aver indossato quelle calze verdi. Calze verdi che ora mi paiono orrende. Le ho indossate molti anni fa, le avrei potute indossare anche negli anni più recenti, perché le vendono in Italia (in Italia, sottolineo) nelle grandi catene di collant e intimo che tutte noi frequentiamo. E io invece le ho indossate tanti anni fa, quando non mi occupavo di Medio Oriente (e dunque sono taaaanti anni), né di regione araba, né tanto meno di Islam. Vado oltre: non le ho proprio viste in vendita, né al Cairo né a Ramallah, né a Tunisi né a Beirut, nel corso degli anni. Di calze ce ne sono poche, non sono alla nostra altezza in termini di qualità, e soprattutto non sono colorate.
Parlo dei dettagli perché la cultura è fatta anche dei negozi che si frequentano, per esempio nel mondo arabo. Non ci sono solo gioiellerie, nel mondo arabo. Ci sono anche negozi di abbigliamento, di camicie da notte, di stoffe. Mercati open air, bancarelle, supermercati. Magari i nostri opinionisti potrebbero farci un giretto.
a me delle calze verdi e delle divise delle hostess importa poco, considero gramelllini un cretino però ci tengo a fare alcune precisazioni: il sessismo è trasversale alle culture, c’è ovunque ma a New York si può combattere meglio che a Kabul o a Il Cairo e non perchè a New York sono più buoni ma perchè in occidente la laicità si è affermata da più tempo: meno una società è influenzata dalla religione (anche nel look) e più è libera.
Quelle pubblicità sono becere, non per il nudo e l’erotismo che fa parte dell’umano e non è degradante di per sè (e in altri contesti cinematografici sta bene) ma per la volgarità del contesto pubblicitario