Chi ha vissuto a Gerusalemme sa che è proprio Gerusalemme la linea rossa da non superare. Quello che sta succedendo in Città Vecchia è una miccia già accesa. Ma la prudenza non c’è, di questi tempi. E la ‘guerra civile’, stavolta, rischia di scoppiare. Se i fatti sono simboli che narrano una storia più complessa, lunga, stratificata, che si rifletta sul fatto che tre palestinesi (di cui 2 poco più che adolescenti) con cittadinanza israeliana hanno ucciso 2 poliziotti drusi. Israeliani contro israeliani, musulmani contro drusi, palestinesi contro drusi, sulla Spianata delle Moschee. Nell’indifferenza dell’Occidente. Nella partecipazione a distanza dei musulmani di tutto il mondo che sbirciano attraverso social e TV cosa succede a Gerusalemme. I nodi della Storia, della cattiva Storia, arrivano al pettine.
il dossier Gerusalemme è stato rinviato sine die dalla diplomazia internazionale. Troppo difficile da affrontare. È stato lasciato incancrenire, sino a diventare il groviglio irrisolvibile che è ormai da anni. E ora? Che fare?
Non si può reagire con gli slogan. I vecchi slogan usati da troppi anni. E i nuovi slogan della politica europea e americana, lanciati sino a ieri, sino a oggi da chi Gerusalemme non la conosce. La Città Vecchia, scrive stasera un giornalista che Gerusalemme la conosce benissimo, Nasser Atta, è tutta Al Aqsa. Non lasciatevi ingannare: non è fondamentalismo. Non è identitarismo. È il legame con la città. È l’appartenenza alla città, condensata in un simbolo che è anche religioso.
Povera Gerusalemme.
