quando parleremo delle nostre colpe?

Non mi stancherò mai di ripetere che, ormai da anni, vi è un problema serio all’interno del mondo dell’informazione e tra i giornalisti. C’è da prima della battaglia per la Carta di Roma, non a caso una battaglia condotta da Laura Boldrini e Roberto Natale. Sono passati molti anni, da allora. La situazione è solo peggiorata. E i motivi sono evidentissimi. Da oltre 10 anni (ho pubblicato il mio Arabi Invisibili nel 2007, e parlava di stereotipi e razzismo) la certosina costruzione del nemico è continuata senza quasi nessun ostacolo da parte del giornalismo italiano nelle sue associazioni di categoria. Se si esclude, appunto, la bella eccezione della Carta di Roma.
Nel frattempo, fior di giornalisti si sono fatti strumento e complici di questa rappresentazione razzista e ignorante di chi non viene considerato all’interno di categorie in ogni caso ambigue: bianchi, italiani, integrati, inquadrati, normali. Mai nessun dibattito interno è iniziato, mai si è preso il toro per le corna. E ora siamo qui, ancora una volta, a vedere il giornalismo italiano nel suo complesso (conosco personalmente quasi tutti i colleghi e le colleghe che stanno salvando l’onore della categoria) incapace di assolvere alla propria funzione. Di chi la responsabilità? Di tutti noi. Ma i gatti, al buio, non è vero che sono tutti grigi. Le responsabilità maggiori sono di chi ha responsabilità maggiori: di chi firma giornali, tg, articoli.
La deriva razzista del paese ha vari pilastri. L’informazione non può tirarsene fuori. I titoli di prima pagina, I talk show che hanno segnato la storia d’Italia in questi anni sono l’inchiostro con cui è stata scritta questa pagina nera del giornalismo italiano.
Macerata è il simbolo di quello che abbiamo contribuito a creare. Abbiamo bisogno di altro sangue? Non è arrivata l’ora di parlarne e di scontrarsi dentro le associazioni che rappresentano i giornalisti italiani?

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