Dei diritti e della crisi climatica #FreeThemAll

“In vista della Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici del 2022 (COP27), che si terrà nella città turistica egiziana di Sharm El Sheikh dal 7 al 18 novembre 2022, le organizzazioni, i gruppi e gli individui qui riuniti rilevano con grande preoccupazione la situazione dei diritti umani in Egitto e, in particolare, le restrizioni imposte dal governo ai diritti di libertà di espressione, associazione e riunione pacifica, che rischiano di compromettere il successo di un vertice sul clima inclusivo e partecipativo.

La promozione della giustizia climatica richiede un approccio inclusivo e olistico alla politica ambientale che integri i diritti umani e affronti i problemi sistemici, ivi incluse le ingiustizie sociali storicamente radicate, la distruzione ecologica, gli abusi da parte delle imprese, la corruzione e l’impunità e le disuguaglianze sociali ed economiche. Le voci più forti in tutto il mondo che si battono contro questi problemi sistemici e a favore di un’azione climatica più significativa e ambiziosa provengono dalla società civile”.

Sono solo i primi due paragrafi di una petizione, che è possibile firmare online a questo indirizzo, sottoscritta da una rete di associazioni egiziane per la difesa dei diritti umani e civili in vita di COP27. Mette assieme attenzione alla giustizia climatica, emergenza climatica, diritti umani e civili, diseguaglianze. Tutti argomenti che abbiamo ritenuto per troppo tempo distanti da noi. La petizione chiede la liberazione di tutti coloro che sono stati arrestati arbitrariamente dal regime egiziano mentre esercitavano le loro libertà, compresa la libertà di espressione.

A COP27 parteciperemo anche noi, Unione Europea e Italia. Faremo qualcosa per sostenere richieste che per noi e per i nostri standard di democrazia e diritti e valori sarebbero basilari? Mi pongo questa domanda oggi, 27 settembre. Me la sarei posta anche prima delle elezioni politiche italiane e dei suoi risultati. Con una risposta identica, ahimè. Questi risultati elettorali, insomma, sono arrivati quando già avevamo cominciato a erodere – e da tempo – i nostri standard in termini di valori, diritti, inclusione.

Il digiuno solidale a staffetta per Alaa (oggi al suo giorno 179 di sciopero della fame) continua. Oggi martedì 27 settembre digiuna di nuovo Francesco Giordano, che ringrazio di cuore.

Chi vuole aderire, e partecipare al digiuno scriva una email a info@www.invisiblearabs.com.

E tanti buoni pensieri, soprattutto in queste ore in attesa dell’udienza, per Patrick Zaki.