Oggi è lunedì 26 settembre. Giornata di quelle da metabolizzare, perché rappresenta l’ennesimo piccolo spostamento della faglia politica in Italia. In questa giornata affastellata di pensieri e di interpretazioni, oggi digiuna di nuovo, per Alaa, Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia. E Alaa, oggi, è al giorno 178 di sciopero della fame. Alla vigilia dei sei mesi di digiuno.
Quando abbiamo iniziato questo digiuno a staffetta di 24 ore in solidarietà con Alaa Abd-el Fattah, quando abbiamo iniziato questo sussurro per rompere il silenzio attorno a uno scandalo come quello del destino del più noto prigioniero di coscienza egiziano, non pensavamo di continuare questo digiuno nazionale per quasi quattro mesi. Speravamo di sapere prima Alaa al sicuro nel Regno Unito. Ora, speriamo ancora con una maggiore profonda preoccupazione per la sua vita, assieme a una piccola comunità virtuale di oltre duecento persone che si è formata in questi quattro mesi.
Oggi, proprio oggi, con i risultati elettorali in Italia su cui riflettere e ricominciare, continuare il sostegno ad Alaa non è voltare la faccia oltreconfine. E’ occuparsi della stessa cosa: la democrazia e i diritti.