194 giorni. Sei mesi e mezzo. Lo sciopero della fame di Alaa Abd-el Fattah continua, e continuano le azioni per premere sul regime egiziano e farlo uscire dal carcere, liberarlo, espellerlo verso Londra in quanto cittadino britannico. E proprio a Londra vi è stata ieri una protesta di fronte al British Museum. Tra poche settimane, subito dopo COP27, si aprirà infatti nel prestigioso museo una mostra dedicata ai geroglifici, sostenuta dalla British Petroleum. Un cortocircuito, insomma: una delle strutture museali più importanti al mondo apre una mostra sui geroglifici sostenuta da una delle più importanti società petrolifere, senza porsi domande cruciali sull’Egitto e sulle violazioni dei diritti umani, mentre Il Cairo prepara la conferenza sul clima.
Ce n’è abbastanza per suscitare reazioni nei confronti del British Museum, com’è successo con una lettera firmata da 70 personalità della cultura e dell’arte nel Regno Unito, compreso Brian Eno e Ahdaf Soueif. E con un’azione condotta da Culture Unstained, compreso un flash mob di sostegno ad Alaa, compresa la lettura di brani dal suo libro, “Non siete stati ancora sconfitti”.
Prosegue, intanto, il digiuno solidale per Alaa. Oggi mercoledì 12 ottobre digiuna ancora una volta Farid Adly, giornalista, pilastro di Anbamed, l’aps sulla multiculturalità che segue sin dal primo giorno lo sciopero della fame di Alaa. Grazie, di nuovo!
Chi vuole aderire al digiuno di solidarietà, mandi una email a info@www.invisiblearabs.com
