Un assaggio del libro di Paola Caridi appena pubblicato da Feltrinelli Kids. Un libro dedicato alla pace e alla guerra, ma non solo. Come recita il sottotitolo, è un libro che parla di democrazia e di diritti
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La guerra è lontana, per chi non la vive. È fatta di suoni, terra che trema, muri che cadono perché colpiti da un missile. È fatta di case senza elettricità, rubinetti da cui l’acqua non esce, freddo gelido d’inverno in luoghi che non sono più il posto accogliente dove torniamo ogni giorno, dopo la scuola o il lavoro.
Il primo ostacolo, per chi guarda la guerra da lontano, è l’incapacità di capirla. D’immedesimarsi. Sembra un videogioco, ma gli attori, in questo caso, non sono sagome. Sono ciascuno di noi trasportato in un altro spazio.
La guerra ha bisogno di essere definita, per essere comprensibile. E le parole sono determinanti, come la cassetta degli attrezzi di un falegname.
Proviamo dunque a pensare alle parole che abbiamo ascoltato in questi mesi e negli scorsi anni. Invasione, bombardamenti aerei, ingresso delle truppe di terra, conquista militare di una città, rovesciamento del potere legittimo, colpo di Stato, crimini di guerra, crimini contro l’umanità, obiettivi civili, obiettivi militari, bombardamenti “chirurgici”, rifugi, file per il pane, profughi, rifugiati, sfollati, attentati terroristici, resistenza armata, rifiuto di un cessate-il-fuoco, negoziati per una tregua, far uscire i civili sui convogli, fuoco sui convogli, fosse comuni. E poi, riarmo nucleare, missili a testata nucleare, missili “convenzionali”. Ognuna di queste parole ha bisogno di essere spiegata per essere compresa, ha bisogno di far parte di un mosaico che compone la crudeltà della guerra. Solo comprendendo queste parole è possibile lavorare per far cessare le armi, e costruire la strada per una pace duratura. Dunque giusta e rispettosa delle parti in causa.
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Gli amici non fanno la pace, perché gli amici non si fanno la guerra. Possono avere incomprensioni, anche ferirsi, ma se l’amicizia è fondata su basi solide, gli screzi si risolvono. Magari anche con una gran litigata.
Diversa è la situazione di chi si fa la guerra e che, alla fine del conflitto, decide con raziocinio e allo stesso tempocon sofferenza che è necessario costruire un percorso che porti alla pace.
Chi si fa la guerra pensa che l’altro sia “il cattivo”. Considera sé stesso “il buono”. Giustifica la necessità della guerra grazie a questa opposizione tra me “buono” e te, antagonista, “cattivo”. È proprio per questa logica assurda che tutto è permesso, contro il cattivo. È lecito il suo contenimento e addirittura la sua distruzione.
Se il mio nemico è il cattivo, il processo di deumanizzazione è già iniziato: posso ucciderlo, posso bombardare la sua casa, città, scuola, ospedale perché è il simbolo di tutto ciò che considero il male assoluto.
Com’è possibile, però, che chi è stato violento contro l’altro, contro il nemico, sia poi disposto a sedersi di fronte a lui, o a lei, per raggiungere una pace giusta?
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Il libro raccoglie queste riflessioni per inoltrarsi in un territorio spesso poco conosciuto dalle ragazze e dai ragazzi. Un territorio pieno di parole difficili, per le quali è necessario un vocabolario. Le parole difficili non sono solo quelle della guerra (bombardamenti, cessate-il-fuoco, armistizio eccetera). Sono anche le parole della pace e della convivenza: democrazia, diritti, libertà, giustizia riparativa, convenzioni internazionali.
Perché, alla base dello stare al mondo, c’è una regola fondamentale: mai dimenticare l’umanità che è in noi e nel nostro “nemico”.
Da Paola Caridi, Pace e Guerra. Proteggere i diritti e costruire la democrazia, Feltrinelli Kids, in libreria dal 20 giugno 2023. Da settembre le presentazioni e i percorsi dentro le scuole. Per maggiori informazioni, mandare una email alla posta del blog www.invisiblearabs.com: info at www.invisiblearabs.com