Sono giorni che la questione della successione a Hosni Mubarak è tornata in auge, sui giornali di mezzo mondo. Tutto è cominciato con la visita di Shimon Peres in Egitto e l’incontro col presidente: le indiscrezioni di parte israeliana parlano di un leader affaticato, sul quale ha probabilmente inciso la morte repentina di suo nipote di 13 anni, il figlio del primogenito Alaa. Da allora, si rincorrono le nuove ipotesi sulla successione, che parlano tutte e sempre di Gamal come del prossimo presidente egiziano.
A parlare della successione sono persino i giornali governativi, come il settimanale di lingua francese, lo Ahram Hebdo, che mette addirittura in relazione la questione della successione con l’intensificazione della pressione sui Fratelli Musulmani, soprattutto con l’arresto a fine giugno di alcuni degli uomini più conosciuti e importanti dell’Ikhwan. Un nome fra tutti: il dottor Abdel Moneim Abul Futouh, leader dell’ala moderata, membro del bureau politico. Arresti da mettere insieme ad altri 130 arresti nel corso degli ultimi due mesi, e agli articoli che il quotidiano governativo, Al Ahram, ha dedicato alle indagini in corso sulla Fratellanza Musulmana, sui documenti trovati nelle case degli arrestati, sui piani dell’Ikhwan, sul rapporto con le tv via satellite.
Dice lo Ahram Hebdo: l’interprétation dominante de ce coup de filet a établi le lien avec le scénario du transfert du pouvoir au sommet du pays à Gamal Moubarak, fils du président. Une interprétation qu’alimentent les rumeurs qui courent sur une éventuelle dissolution du Parlement et l’organisation d’élections législatives et présidentielles anticipées.
La confrérie ne s’est pas officiellement prononcée sur le sujet de la succession. Consciente de son pouvoir trop limité pour s’opposer à un tel scénario s’il venait à se concrétiser, la confrérie, bien que la seule organisation politique capable de mobiliser les masses, ne semble pas prête à payer le prix d’une opposition frontale avec le régime.
Il nuovo scenario, dunque, prevederebbe nuove elezioni, soprattutto nuove elezioni legislative per diminuire la presenza e il potere dei Fratelli Musulmani dentro il Parlamento, acquisita attraverso le consultazioni dell’autunno del 2005. Una delle ipotesi parla poi di affidare intanto a Gamal Mubarak l’incarico di primo ministro, mentre i nomi sulla successione a Mubarak sono ancora due: quello di Gamal Mubarak, accanto a quello di Omar Suleiman, potente capo dei servizi di sicurezza. Il suo nome compare tra le ipotesi anche perché la vera domanda irrisolta è quella della posizione che le forze armate egiziane assumeranno sulla questione della successione: Gamala Mubarak, infatti, sarebbe il primo presidente senza un’esperienza militare alle spalle, l’esperienza che avevano Nasser, Sadat e Mubarak padre.
L’arresto di Abdel Moneim Abul Futouh, comunque, assume un significato diverso, all’interno degli scenari della successione. Anche perché, nel frattempo, l’amministrazione americana è cambiata. E sono evidenti le pressioni intellettuali sulla nuova amministrazione per coinvolgere gli islamisti (soprattutto quelli egiziani) nella cornice istituzionale e in una profonda transizione alla democrazia.
Mubarak, impegnato al G14 all’Aquila, non ha parlato delle questioni interne, e si è semmai concentrato – come fa da alcuni giorni – sulla questione dello scambio di prigionieri tra Israele e Hamas. In un’intervista a Smadar Peri di Yediot Ahronot, il presidente egiziano ha puntato il dito contro Israele, accusandolo di aver essere stato il responsabile del fallimento del negoziato sullo scambio tra il caporale Gilad Shalit e 450 prigionieri palestinesi detenuti nelle carceri israeliane. L’accordo era stato praticamente fatto, quando Israele ha posto nuove condizioni: un’accusa, questa, che era già comparsa sui giornali, proprio qualche mese fa, e che Mubarak conferma.