Viaggio a Shu’afat

Un reportage di Maannews su Shu’afat, il grande campo profughi di Gerusalemme, teatro negli scorsi giorni di un raid dell’esercito israeliano che, secondo fonti palestinesi, ha portato nelle carceri israeliane 92 persone, molti ragazzi, minori. Un reportage che ha a che fare, in giorni in cui Gerusalemme è ritornata sui giornali per la lista del patrimonio nazionale stilata dal governo Netanyahu, con il futuro della città.

Un futuro della città che è completamente dentro il conflitto, e ne rappresenta anzi il punto centrale. Lo hanno sottolineato ancora una volta, seppure ve ne fosse bisogno, due negoziatori di lunga esperienza come Gilad Sheer e Nabil Shaath, che hanno ricordato alcuni dei momenti fondamentali degli ultimi fallimenti, come il Camp David di ormai dieci anni fa in una conferenza organizzata da PASSIA a Gerusalemme est.

Allora Gerusalemme era il cuore dei negoziati. E oggi non è cambiato niente. Anzi, è addirittura peggio. Shaath, indefesso negoziatore, ha detto addirittura che sarebbe meglio non riprendere nessun negoziato, dare ai palestinesi un anno di tregua, il tempo necessario per ricostruire società, istituzioni e riconciliazione. E, nel frattempo, proseguire sulla resistenza non violenta. Come Bil’in, per esempio, dove lo scorso venerdì si sono celebrati i cinque anni delle manifestazioni a cadenza settimanale contro il Muro. Alla presenza, stavolta, di Salam Fayyad, e dello stesso Shaath.

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