Una poesia di Sinan Anton, autore iracheno, sulla prima pagina del suo sito. Anno 1991. So che in Italia la poesia è felicità di pochi, ma nel mondo arabo no. Anzi.
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battezzeremo i nostri bambini con il fumo
Solcheremo le loro lingue
con flagranti canzoni di guerra
o risoluzioni dell’Onu
insegneremo loro lo squillo degli slogan
e li lasceremo accanto a fumanti
tettarelle
in un’imminente demolizione
e applaudiremo
Prima di tessere un autunno per i
tiranni
dobbiamo attraversare questa galassia di filo
spinato
e continuare a ripetere
BUON ANNO NUOVO
(scusate la traduzione all’impronta dall’inglese, ma era troppo bella)