Allora, il concetto di “morte cerebrale” deve essere ridiscusso, si dice dal Vaticano, e lo scontro culturale sulla bioetica si riaccende, nell’Occidente laico, libertario e razionalista. Ma come? Discussioni di questo genere non sono appannaggio di altre culture, magari un po’ più arretrate? No. Di bioetica si discute da noi, come se ne discute altrove. Di “morte cerebrale” si è dibattuto e si dibatte ancora, per esempio, in Egitto, dove da dieci anni si deve approvare una legge sulla donazione degli organi (ne ho già accennato, sempre in questo blog e su lettera22) che cerchi di fermare un commercio illegale che mette in gioco soprattutto i poveri.
All’interno del dibattito sulla donazione degli organi, c’è stato anche quello sul concetto di morte cerebrale per l’islam. Dibattito al quale ha messo uno stop, lo scorso anno, il gran mufti d’Egitto, Ali Gomaa, emettendo una fatwa che consente la donazione degli organi da una persona deceduta verso una viva.
Sembra che le cose non siano collegate, il concetto di morte cerebrale e il trapianto di organi. E invece sì: così un luminare dei trapianti del Cairo spiegava al Daily Star Egypt il motivo per il quale, dopo dieci anni, la legge sulla donazione non era ancora passata. “It is due to a small group of doctors in Egypt who do not believe in brain death. “The religious authorities will approve the concept of brain death [only] if all the doctors agree.” He says this group appears in all the meetings and committees concerning organ transplantation”.
Ad appoggiare la legge, invece, sono proprio i Fratelli Musulmani, che secondo la vulgata corrente dovrebbero opporla. Invece no, la sostengono, e a sostenerla è anche – per esempio – uno studioso islamista come Yussuf el Qaradawi, lo sheykh di Al Jazeera, che proprio quest’anno ha emesso una fatwa per dire che “Scholars believe that brain death means lack of life, which validates death”. Insomma, gli studiosi più autorevoli del fronte conservatore musulmano riconoscono che la morte cerebrale è morte. L’Osservatore Romano, invece, scatena una discussione che chissà dove ci porterà.
Fatti a fidare degli stereotipi…