La notizia ha fatto il giro del mondo: uno dei businessman più in vista d’Egitto è stato arrestato con l’accusa di essere il mandante dell’assassinio di una giovane cantante libanese. Hisham Talaat Mustafa avrebbe pagato due milioni di dollari una delle sue guardie del corpo per commettere un omicidio dai toni efferati, l’assassinio a coltellate di Suzanne Tamimi a Dubai, dove si era rifugiata di nascosto.
Il caso, però, va oltre la cronaca rosa-nera. Hisham Talaat Mustafa, cui è stata tolta subito l’immunità parlamentare, è un membro della Shura, del Senato egiziano, ed è uno degli esponenti più noti di quell’imprenditoria legata al partito dei Mubarak. Imprenditoria che è andata oltre gli impegni economici ed è entrata, molto recentemente, in politica. Si tratta spesso di businessman interessati al mondo delle costruzioni, quello che ha totalizzato guadagni molto veloci negli ultimi anni. Nella fattispecie, il gruppo TMG, di cui l’ultimo rampollo della dinastia, Hisham appunto, è amministratore delegato, è stato quello che ha dato la stura ai villaggi satellite attorno al Cairo. Come Al Rehab City, una cittadina autosufficiente, dov’è andata a vivere un certo tipo di borghesia cairota e un po’ di comunità internazionale. Lontano da smog e traffico, piscine, scuole, pratini, palazzetti a dimensione di paesino: un modello urbanistico che potrebbe ospitare sino a 200mila persone… E intanto, la TMG sta costruendo anche un’altra cittadina, Medinati. A meno che l’arresto di Hisham Talaat Mustafa non incida pesantemente anche sul gruppo, come ha fatto in borsa.