Non c’è dubbio. Il modo in cui il pubblico ministero Ilda Boccassini ha spiegato il comportamento di Ruby Rubacuori, al secolo Karima el Mahroug, al processo contro Silvi o Berlusconi è un catalogo perfetto e (quasi) completo degli stereotipi sul mondo arabo. Anzitutto per quella frase (“furba, di quella furbizia proprio orientale delle sue origini”) che sta spopolando da ore sul web, con tanto di audio per seguire per bene le parole del pm di fronte ai giudici di Milano.
Un vero e proprio catalogo degli stereotipi, dunque. Perché non c’è solo la presunta furbizia orientale, presa di mira da molti, su internet, non foss’altro perché il Marocco – terra di origine di Karima al Mahroug – è a occidente dell’Italia. La questione dei punti cardinali, però, sarebbe il meno, perché il Marocco è assimilato, e giustamente, a quella cultura orientalista che ci portiamo appresso non da anni, ma da secoli. Gli arabi sono furbi, dunque Karima al Mahroug è furba. In fondo, non ci si dovrebbe sorprendere che sia ‘nipote di Mubarak’, perché nel clichè c’è tutto. Anche il fatto che, in Italia, si possano mettere assieme egiziani e marocchini. Per inciso, se un marocchino parlasse nel suo arabo nazionale, il darija, con un egiziano, il povero egiziano capirebbe ben poco…
Sono, però, le altre frasi che mi hanno colpito, più di quella sulla “furbizia”. I genitori di Karima al Mahroug “sono persone umili che non riescono a tenerla a freno”. Dunque, le umili origini indicano la capacità o meno di tenere a freno una ragazza minorenne che, poi, “sfrutta intelligentemente […] a proprio vantaggio l’essere straniera ed essere figlia di musulmani”. Figlia di musulmani. Cosa significa? Ilda Boccassini lo spiega subito dopo. “In un contesto sociale come quello italiano in cui l’integrazione non riesce a inglobare due culture diverse”, ci sono “ragazzi e giovani che vogliono non essere soffocati da una cultura di origine diversa da quella occidentale”. Dunque: la cultura di origine (araba e musulmana assieme) è per forza di cose sempre soffocante, mentre quella occidentale – o per meglio dire, italiana – è liberatoria.
Pensavo che ci fossimo liberati di questi stereotipi, e che riuscissimo a guardare la realtà araba con occhi più attenti, senza fare di tutta un’erba un fascio. Proprio in una giornata normale, in Italia, dove a scorrere le notizie di cronaca si inciampa, a ogni passo, su accadimenti non proprio sintomo e segnale di una cultura che libera le donne e le difende. A Caserta – a sud – un uomo ha preso a calcio la donna che diceva di amare, sembra per gelosia, e le ha fatto perdere la milza. A Milano – a nord – un ex fidanzato ha sequestrato la sua ex ragazza, l’ha pestata, l’ha mandata – anche in questo caso – in ospedale.
Forse, prima di ritrarre una cultura diversa come costituzionalmente arretrata e soffocante, dovremmo occuparci di noi. E cercare di leggere i comportamenti per quello che sono: comportamenti di cui gli individui sono responsabili, prima delle culture e delle fedi. Karima al Mahroug poteva essere descritta come una ragazza difficile, che i genitori non riuscivano a seguire non perché “di umili origini”, ma perché ognuno, e ognuna, ha il carattere che ha. Poi, sulla cultura tradizionale, patriarcale, maschilista di molte parti dei paesi arabi si può ragionare, condannando il tanto che c’è da condannare. Ma non in un’aula di tribunale in cui si deve giudicare un uomo (italiano) accusato di aver fatto sesso con una ragazza minorenne (marocchina).
Gli stereotipi e i clichè vanno stigmatizzati sempre, perché le generalizzazioni non fanno bene a nessuno. Proprio a nessuno. E rischiano, peraltro, di sminuire i contenuti più importanti, come quelli del processo a Berlusconi.
Per la playlist, un bel brano di annata rivisitato dai Simply Red, “If you don’t know me by now”.
L’immagine: oltre gli stereotipi sugli arabi, questa foto ritrae due madri, all’indomani di una festa della mamma un po’ troppo gridata, che forse avrebbe avuto bisogno di più riflessione. Madri arabe normali, egiziane, madri di due ragazzi uccisi, prima e durante la rivoluzione del 25 gennaio 2011. Una musulmana, e l’altra cristiana

Grazie per questo post. Se ne sentiva davvero il bisogno. Anche a me le parole della Boccassini hanno fatto venire un brivido. Da quando ho sentito l’audio non sono riuscita a smettere di pensarci.Un po’ come quando Grillo ha suggerito a Berlusconi di scappare in Tunisia. Edward Said piu’ attuale che mai.
grazie Paola…
brava: è esattamente quello che penso anch’io
Condivido il suo parere sul processo “Ruby”.
Ma non condivido tutto il resto.
Sostenere che la cultura marocchina non sia soffocante è negare l’evidenza. Come sostenere che in Italia non c’é la mafia. Luoghi comuni, stereotipi, fastidiosi, certo, ma se si creano forse forse un fondo di verità c’è.
Forse ciò che ha portato Ruby a prostituirsi è il suo carattere e non le sue umili origini, o forse no. Non lo può dire né il PM né lei. Però se facciamo un po’ parlare gli stereotipi che emergono dai dati statistici o anche solo scambiando qualche chiacchiera con ragazze marocchine quelle che vengono qui non sono certo le benestanti che rimangono nel loro Paese o si trasferiscono a Parigi o negli USA per studiare.
Escludendo le seconde generazioni, di cui Ruby non fa parte mi sembra di capire, si può sostenere che gli immigrati marocchini raggiungano l’Italia per sete…di soldi, di benessere, di ricchezza. Come noi oggi fuggiamo da qui per gli stessi motivi.
Quindi, non si può fare di tutta l’erba un fascio, ma nemmeno negare l’evidenza per sfatare quei tanto odiosi stereotipi.
Cara Paola, premesso che condivido l’idea che i pregiudizi nei confronti del mondo arabo e di quello musulmano siano ancora troppo diffusi in Italia, e premesso che (mi permetto di ipotizzare, in base ai tuoi scritti)abbiamo una visione di quel mondo molto simile, vorrei provare a contestualizzare le parole di Ilda Bocassini.
Esiste, spesso senza che il parlante se ne renda conto, un comportamento razzista dell’espressione linguistica. Quante volte abbiamo sentito dire, non necessariamente da degli ignoranti, “sei proprio un ebreo”; “sei un rabbino”; “ma che sei napoletano?”; “non fare il napoletano”; . Io, che appartengo almeno ad una delle categorie, quelle espressioni le ho sentito molte, troppe volte, non rivolte a me, ma magari ad un terzo interlocutore. Ultimamente le ho sentito da due persone diverse e con le quali ho un legame molto forte, di stima e di affetto. Mi sono “rassegnato” all’idea che quelle espressioni, per molti, siano prive di significato, le si pronunciano senza attenzione, con leggerezza; ormai, mi pare, fanno parte dei nostri modi di dire. Ovviamente ciò non significa che quelle espressioni siano prive di una connotazione razzista e che non sarebbe meglio porre “fuori vocabolario”.
Vorrei fare un’osservazione sulla frase ‘I genitori di Karima al Mahroug “sono persone umili che non riescono a tenerla a freno”. Dunque, le umili origini indicano la capacità o meno di tenere a freno una ragazza minorenne…’ e la deduzione, errata credo, che ne trai.
Se leggiamo la frase così come l’hai riportata, con la stessa punteggiatura, la Bocassini vuol dire che solo quei genitori di umili origini non riescono a tenere a freno la figlia. Cioè il relativo ‘che’ ha qui funzione partitiva. Cioè se dico ‘gli uomini napoletani, che trattano male le donne, devono andare in galera’ sto dicendo che tutti gli uomini napoletani trattano male le donne e che devono andare in galera. Se dico ‘gli uomini napoletani che trattano male le donne devono andare in galera’, sto dicendo che solo quelli che trattano male le donne devono andare in galera.
In ogni caso, dalla Bocassini ci si poteva aspettare una maggiore attenzione nella scelta delle parole.
Però questa donna, la Bocassini, ha dato un anno della sua vita per provare a fare condannare la persona ricca e famosa che ha fatto prostituire una ragazza minorenne. Per questo io la ammiro moltissimo, e le sono molto grato.
Ma l’espressione “astuzia orientale”, forse poco politically correct, non significa “gli orientali sono astuti”. Significa (nell’opinione di chi la usa) che esiste un particolare tipo di astuzia esotica tipica degli orientali (chi sono gli orientali, dove comincia l’Oriente? non chiedetelo a me), contrapposta alla furbizia contadina nostrana, che di certo trova il magistrato italico più preparato. Il modello della prima è per esempio il Saladino, che più volte prese per il naso i rozzi crociati; della seconda, le astuzie di Bertoldo. La signora Bocassini vuol dirci che ha avuto più daffare con gli inganni della giovine Ruby che con le panzane del Silvio. A lei comunque tutta la nostra riconoscenza!
Assolutamente d’accordo, credo che il pubblico ministero abbia “sfruttato” questi stereotipi per essere più convincente, d’altronde l’avvocato difensore poteva obiettare che questo ritratto non fosse puntuale ma purtroppo si tratta dell’avvocato sbagliato perché quell’avvocato fa parte di quel partito politico che su quegli stereotipi ha fatto la propria fortuna elettorale….
P.S.
Riguardo il dialetto maghrebino, consiglio al giornalista di non fare mai affidamento su wikipedia perché non si scrive né si pronuncia “darija” bensi’ DERJA,دارجة cosa facilmente intuibile d’altronde poiché le vocali nella lingua araba non esistono.
“Al giornalista” è “alla giornalista”, come si evince dal fatto che questo è il mio blog… Sulle vocali in arabo, beh, almeno tre ce ne sono. E una, la alef, è proprio in darija, a giudicare dal modo in cui si scrive in arabo e non dalla sua traslitterazione. Per le vocali brevi, è tutta un’altra storia: non si mettono ma si leggono. Comunque, la mia conoscenza dell’arabo è poca, pochissima, e non viene da wikipedia. Semmai da oltre 12 anni di vita nel mondo arabo, come residente più che come viandante. Chiedo dunque aiuto ai miei fidati amici arabisti per la pronuncia di darija. Credo, comunque, che la questione fosse altra, e ci tengo a precisare che non ho avuto alcuna intenzione di attaccare Ilda Boccassini, ma sottolineare che gli stereotipi sono duri a morire
SOCIOLOGIA DEI MODELLI E DELLE RELAZIONI CONNESSE
Certamente la Bocassini non avuto l’abilità dialettica e la diplomazia pungente di Giulio Andreotti per continuare sugli stereotipi, però l’antropologia culturale insegna che ogni cultura eppoi civiltà introietta in noi determinati comportamenti. Io sono mezzo ligure di mezza montagna, mezzo campano di paese e nato e sviluppato in Bologna, quindi pur nell’italianità ho sentito, fortissimamente sentito, le, a mio avviso, enormi differenze culturali. Nei comportamenti relazionali di superficie mi sento bolognese ergo sono un bel minestrone a dominanza bolognese però vivo dentro la cultura italiana, quindi come la Bocassini di prima istanza sono portato ad analoghi pregiudizi, andiamoci piano però… i pregiudizi sono solo parzialmente strampalati poichè derivano dalla sedimentazione secolare delle relazioni fra i popoli. Quindi Pietro Majer Says si è dimostrato profondo sociologo, piccolo esempio, tutti noi italiani di 60 anni abbiamo goduto delle sceneggiate nel Teatro del grande Eduardo, mio personale Nobel per la letteratura. Orbene a Bologna mio padre aveva un fratello e due sorelle ed io le sceneggiate (bellissime) le avevo negli immensi pranzi, appunto alla meridionale, fra parenti e ricordo, infine, che un mio cugino si è sposato al sud con 350 invitati, io con 35…invitati a Bologna.
Quindi, stiamo attenti, pregiudizi, stereotipi ci portano a violentare i diversi ma modelli di vita diversi sono l’ELOGIO DELLA DIVERSITA’ della Grande RITA LEVI MONTALCINI.
PER QUANTO RIGUARDA LA CULTURA ARABA, la mia personale esperienza da buona conferma dei modelli di comportamento nella varie stratificazioni sociali di quanto è scritto nei dossier elaborati dagli esperti di marketing strategico di grandi aziende anche italiane o meglio… basta guardare le campaagne pubblicitarie di ogni paese per capire i target di riferimento…markettari e pubblicitari sono bravivissimi analisti…altrimenti Berlusconi vincerebbe sempre….
A proposito di BERLUSCONI, in perfetto pregiudizio, affermo che il GRANDE SILVIO è bravissimo nelle sceneggate ed in ” furbizia propria orientale delle sue origini” è vero, i suoi uomini del marketing relazionale sono proprio bravi. Siamo passati dall’età dell’ingertezza di J.K.G., sempre in perfetto mio pregiudizio, all’età dell’ignoranza ma concedetemi di illudermi di ragionare PER GIUDIZI SINTETICI PRIORI come ci insegna il veramente Grande E.KANT…suvvia le nostre capacità di impostare giudizi ipotetici deduttivi ci ha faciltato la discesa dagli alberi della foresta ed abbandonare la sicurezza di essere in alto e protetti…poi… abbiamo inventato questo sporco mondo meravigliosamente.
Esser precisi è rimasto privilegio e onestà intellettuale di poche menti intelligenti, menti non inaridite da questo modus operandi a cui siamo, aimè, ormai abituati.
non sono un’arabista, ma un’affezionata lettrice.
ho trovato la pronuncia!
http://it.forvo.com/word/%D8%AF%D8%A7%D8%B1%D8%AC%D8%A9/
spero che funzioni il link…
dal basso dei miei miserrimi studi, ahimè in gran parte dimenticati, posso osare dire che ci sono tre vocali: a-u-i, la e non c’è.
per il resto anch’io trovo che l’uscita della furbizia orientale sia abbastanza agghiacciante, e che la dica lunga su quanto radicati siano certi pregiudizi, inconsci proprio…
un grazie alla padrona di casa da chi la legge da tempo in silenzio e appunto con gratitudine.