Carteddate alla gerosolimitana

Evviva, il risultato è stato migliore delle attese, visto che si trattava della prima volta. Il voto del critico, grande amante della carteddate, ma molto stretto nelle valutazioni, è otto meno. Le carteddate fanno bella mostra di sé a Gerusalemme. Farina israeliana, olio extravergine d’oliva (buono) di Beit Jalla. Vino bianco francese, l’unico che avevo in casa. E il vin cotto di Betlemme, new entry in casa, assieme al miele di Al Khalil (Hebron). Un mix niente male, alla faccia della xenofobia culinaria, per un dolce della tradizione mediterranea. Per chi non sapesse cosa siano le carteddate, ecco un breve cenno: è un dolce pugliese che si mangia a Natale, un impasto di farina, olio d’oliva, vino bianco, con cui si fanno delle stringhe che si arrotolano su se stesse come una coroncina e che poi si friggono. Tocco finale, fondamentale, è l’immersione delle coroncine in un misto caldissimo di vin cotto, cannella e miele. (quelle nella foto non sono le mie, di carteddate, ma ci si avvicinano)

Servite, in questo caso, dopo una pasta al forno alla calabrese (teglia di rigatoni al pomodoro ripassati al forno con fiordilatte, polpettine, melanzane, olive, uova sode), semplice insalata e fragole. Come sempre, cucina contadina.

Lascia un commento