Ho aperto subito il cassetto e ho preso il passaporto. Come quando, a Gerusalemme, uscivo di casa. Passaporto, scarpe comode per poter correre, la foto di me a 2 anni in braccio a mia madre. I soldi. Il telefonino. È successo il 9 marzo, quando sono uscita di casa per andare per l’ultima volta prima della chiusura nel paese vicino, in banca, e poi a vedere il mare.
Gerusalemme ti insegna a individuare subito, con uno sguardo, le cose essenziali. È una città spartana. Essere pronti e in ordine, così. Senza neanche bisogno di chiedersi perché. Se veramente ci sia un pericolo non è importante. Si fa e basta.
E poi ho promesso una cosa ad Albertina, che in questi anni italiani (siciliani) ha curato i miei capelli ribelli, mi ha consentito la libertà di vederli lunghi, biondi, curati. Le ho promesso che me li sarei tagliati come a Gerusalemme, i capelli. Il passaporto, le scarpe comode, il telefonino, i capelli cortissimi e in ordine. L’ho fatto da sola, grazie al Dpcm: quando ho capito che parrucchieri e barbieri non avrebbero riaperto per un altro mese, e quando è apparso chiaro che la fase 2 ci sarebbe stata, da lì a qualche giorno.
Il passaporto, le scarpe comode, i soldi, il telefonino, i capelli cortissimi e in ordine. Per andare dove?
In una nuova città, cittadina, paesello, comunità, mondo. Città-mondo disorientata. Di sicuro più spartana di prima.
Non che non ci sia stato niente, tra l’ultima fuga al mare e il taglio netto di un mare di ciocche. Anche qui, anche in questa città-mondo virtuale, faccio quello che facevo a Gerusalemme. Mi metto in ascolto delle voci, dei pensieri che le pagine digitali accolgono. Come Damiel e Cassel, gli angeli del “Cielo sopra Berlino” di Wim Wenders. Ancora una volta. Sono le voci per via digitale, e non più i suoni delle religioni, a segnare il ritmo del tempo sospeso. Tra i riti della casa, lavorare, pulire, cucinare-mangiare, riposare, lavorare, imporsi di telefonare a due cari al giorno, cucinare-mangiare, vedere la tv, leggere. E ogni tanto ascoltare, studiare. E digerire le frasi che arrivano tutte mescolate su Facebook, whatsapp, messenger, sms, twitter e instagram, facetime, skype, zoom, teams, blujeans. Parole. I video di vecchie conferenze. Parole che sfuggono da ogni lato.
Il passaporto, le scarpe comode, i soldi, il telefonino, i capelli cortissimi e in ordine. Sono pronta ad aprire la porta?
