Lo scrittore Rabih Alameddine spiega sul Los Angeles Times l’uso così connotato che si fa in inglese (ma non solo, aggiungo io) di alcune parole, tanto da attribuire loro un significato perlomeno viziato. A parte jihad, è l’uso della parola Dio in arabo che suscita (e giustamente) l’interesse dello scrittore. Dio in arabo si dice Allah. E Allah lo pregano tutti gli arabi, siano essi musulmani, cristiani ebrei. Nella traduzione inglese, però, Allah è solo il Dio dei musulmani, mentre gli altri gruppi pregano “God”. Stessa applicazione all’italiano. Perché? La risposta purtroppo è che Allah, senza traduzione, senza mediazione linguistica, diventa il Dio arabo dei soli musulmani, rafforzando l’unicità dei musulmani e togliendo dall’arabicità la presenza dei cristiani, e anche della tradizione ebraica nei paesi arabi. Il grande scrittore israeliano, ebreo nato a Baghdad, Sami Michael, nel suo Victoria, usa la parola araba “Allah” quando i protagonisti ebrei di Baghdad pregano il loro Dio. (grazie della segnalazione al blog di Laila Lalami)