La settimana decisiva – 2

Primo aggiornamento. Si stanno dirigendo in Egitto i leader che contano dentro Hamas. Almeno stando a quanto dice l’agenzia di stampa palestinese Maan News. Tra gli altri, da Gaza sono partiti Mahmoud Zahhar e Khalil al Hayya. Il primo, più noto, ex ministro degli esteri durante il governo monocolore di Hamas, considerato un falco (ma lui rifiuta un simile appellativo), uno dei dirigenti più importanti dopo il coup del giugno 2007. Hayya, meno conosciuto, è stato il protagonista delle mediazioni con Fatah quando la Striscia era percorsa dagli scontri tra le fazioni. Entrambi, hanno avuto figli uccisi dall’esercito israeliano. Da Damasco, sta andando al Cairo Moussa Abu Marzouq. Formalmente, devo rispondere agli israeliani, attraverso Omar Suleyman. Gli israeliani vogliono agganciare la mediazione sui prigionieri, Gilad Shalit contro qualche centinaio degli 11mila detenuti palestinesi nelle carceri israeliane, a quella sulla tregua a Gaza.

Anche Maan cita la possibilità che Suleyman faccia pressioni su Hamas, paventando un’operazione militare su larga scala se il dossier Shalit non viene inserito. Smentita dai dirigenti di Hamas a Gaza, che comunque incassano oggi la conferma, da parte dello stesso ministro degli esteri francese, Bernard Kouchner, della notizia di contatti tra la diplomazia di Parigi e gli uomini del movimento islamista. Nelle ultime settimane, da quando Jimmy Carter ha visto i dirigenti di Hamas di Gaza, Cisgiordania e del bureau all’estero, le indiscrezioni su contatti tra Hamas e diplomatici o esperti occidentali si sono ripetute. A parte il caso di Rob Malley, di cui ho già parlato, il caso francese sembra indicare la volontà occidentale di aprire un canale per parlare con Hamas. Un po’ tardi, a dire il vero. Forse sarebbe stato meglio parlare quando Hamas aveva realmente indossato il doppiopetto, tra 2006 e 2007, e aveva ricevuto come risposta il progressivo e totale isolamento di tutta l’Autorità Nazionale Palestinese.

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