Potenza della televisione

Mio figlio mi ha detto: “in televisione hanno detto che gli africani vendevano la droga”. Mi è preso un momento di sconforto. Ma come, con tutta la fatica che faccio a educare un figlio alla tolleranza, al mondo aperto, al rispetto per le persone, se ne esce con una frase infarcita di stereotipi e generalizzazioni? Mi ci è voluta mezz’ora per spiegargli che non doveva dire “gli africani vendevano la droga”, ma “alcune persone vendevano la droga”. Ho preso il mappamondo, gli ho fatto vedere quanto era grande l’Africa e quanto era piccola l’Italia, e che esprimersi così voleva dire dare la patente di spacciatore a centinaia e centinaia di milioni di persone. Gli ho anche spiegato che non sappiamo ancora com’è andata: se, per esempio, a quelle persone africane (che stavano sbagliando) la droga gliela avevano data esponenti di organizzazioni di mascalzoni come mafia, camorra, etc. E che quindi, se quelli erano stati arrestati, altrettanto bisognava fare con i gestori del traffico della droga.

Tutte cose che dovrebbero apparire normali, di buon senso. E che invece, in tempi in cui si vogliono schedare i bambini (che siano rom, è solo un dettaglio), diventano fatiche di Sisifo. Mala tempora, anche per le mamme.

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