I colloqui tra l’esercito libanese e le fazioni palestinesi vanno avanti da molti giorni. Bisogna dirimere la questione delicata dei “sei”. Di sei esponenti di Fatah al Islam che le forze armate di Beirut ritengono responsabili degli attentati contro i loro soldati, e che vorrebbero arrestare. Per gli accordi pluridecennali tra lo stato libanese e i rifugiati palestinesi, l’esercito non può entrare nei campi, e la legge e l’ordine sono gestiti dalle fazioni. L’indebolimento recente delle fazioni storiche, però, ha reso la situazione nei campi sempre meno governabile. Anche se, dicono alcune fonti, la tensione tra Fatah e Hamas nei campi profughi palestinesi del Libano è ancora a livelli accettabili. La questione è che le fazioni non sembrano capaci di governare il fenomeno di Fatah al Islam, responsabile del disastro di Nahr el Bared a Tripoli. E Fatah al Islam non è un pericolo sono per le fazioni laico-nazionaliste, come Fatah e il Fronte Popolare. E’ molto pericoloso anche per Hamas, visto che si tratta di un movimento salafita, dunque tradizionalista, che può erodere il consenso del più importante movimento islamista palestinese.
Tutti contro Fatah al Islam, insomma, sia sul fronte palestinese sia su quello libanese. Il problema è come arrestare i sospetti e come limitare la sua espansione. L’esercito libanese non vuole entrare nei campi, non solo per rispettare gli accordi, ma anche perché una eventuale presenza dei soldati darebbe de facto un altro status ai palestinesi, oltre 400mila, che invece continuano a essere considerati dai libanesi uno dei loro problemi più importanti. L’esercito, dunque, vuole che siano le fazioni a risolvere la questione, ma le fazioni non sembrano per ora capaci. E il futuro prossimo non si presenta molto allegro.