Vocabolario – somaro

Magari non è vero, l’etimologia sarà sicuramente diversa. Ma quell’assonanza tra hmar e somaro, mi ha fatto sempre pensare che un legame, tra gli asini di qui e gli asini di là ci deve essere. Certo che c’è, nella considerazione del valore economico dell’asino, di qui e di là, e nel duro lavoro che al somaro tocca. Soprattutto in questi ultimi anni, per esempio a Gaza, dove la benzina, la nafta e qualsiasi carburante sono un bene che definire di lusso è un eufemismo, l’asino è tornato all’antica funzione, i carretti sono stati riattati per l’asfalto, e hanno gomme al posto delle semplici ruote in legno. E poi in Cisgiordania, gli asini diventano quasi muli, si inerpicano superando le chiusure delle strade, trasportano olive, uomini, vecchie contadine.

Poco romanticismo, molta fatica e altrettante rughe, insomma, com’era dalle nostre parti, quando gli asini erano, per le famiglie, risorsa importante. Mi raccontavano che mia nonna avesse un’asina, a Roma, quando alla Balduina c’era solo prati e, più sotto, le fabbriche di mattoni. I poveri venivano a chiedere il latte dell’asina per i bambini malati.

Ah, dimenticavo. Sono due somari legati per la coda, e che tirano ognuno dalla loro parte, quelli ritratti da Banksy nei suoi stencil all’ingresso di Betlemme.

Chiedo a questo punto sollecitazioni da parte delle amiche veterinarie e degli amici sardi, per ampliare la voce.

(la foto è di Jill Granberg, su Flickr)

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