No, non funziona. L’amaro in bocca resta sempre. L’intervista di George W. Bush, il suo mea culpa sulla guerra in Iraq fa, semmai, ancor più rabbia. La giustificazione che dà tutta la responsabilità ai servizi di intelligence rende il quadro ancor più mortificante. A futura memoria, quello che in questi anni è uscito dimostra, al contrario, che l’intelligence americana è sembrata farsi strumento di una decisione politica, e non essere la causa di tutti i mali. L’involontaria conferma è il rapporto di tutte le agenzie di intelligence americane, reso pubblico esattamente un anno fa, con il quale prendevano le distanze da una decisione politica già presa, in sostanza. Quella di mettere l’opzione militare contro l’Iran in testa alla lista delle scelte da prendere. Al contrario di quello che successe tra 2002 e 2003, l’intelligence americana ha in sostanza detto: non faremo né da strumento né da capro espiatorio. Se l’amministrazione vuol fare la guerra all’Iran, che se ne prenda stavolta la totale paternità…
Visto quello che ha detto Bush ai microfoni dell’ABC, non avevano tutti i torti.
Postilla: Bush ha fatto mea culpa. Ho sentito un assordante silenzio da parte di chi, nell’intellighentsjia italiana, sosteneva Bush facendo il più realista del re. Chi la pensava diversamente, a quei tempi, era considerato un alleato di Saddam Hussein e dei suoi crimini.