C’è un’ottima analisi di Stephen Lee Myers sul New York Times, oggi. Il richiamo più interessante che fa Myers è quello al 1982, all’operazione Pace in Galilea per diminuire pesantemente il ruolo di Yasser Arafat: un obiettivo che, allora, sembrava raggiunto, con l’uscita di scena di Abu Ammar dal Libano, il periplo della dirigenza dell’Olp, l’indebolimento di Fatah. Battaglia, però, vinta sul campo e persa nel tempo. Arafat è stato quello che ha fatto Oslo, ma il suo indebolimento – come dicono tutti i testimoni che ho sentito – è stato uno di quegli eventi che ha spinto l’allora giovane generazione islamista a progettare Hamas. Le vittorie a breve termine non fanno mai vincere una guerra, se dietro non c’è una strategia che non tenga solo conto degli scenari a tavolino, ma di quello che realmente succede in mezzo alla società, nella psicologia collettiva, nella formazione delle èlite. Piccolo bignami di relazioni internazionali…