Il problema è l’obiettivo strategico, come spiegava bene ieri Lucio Caracciolo su Repubblica. Il problema è quale obiettivo strategico ha Israele. E francamente lo si riesce a capire poco. Io credo che sia un obiettivo in fieri, che cambia a seconda di quello che la realtà militare sta dicendo ai vertici di Tsahal e ai politici. Ieri è stata la prima giornata in cui i soldati israeliani e i gruppi armati (non credo vi fossero solo uomini di Hamas, ma anche delle altre fazioni), almeno stando alle poche notizie che filtrano dalla censura israeliana e dall’impossibilità, per i giornalisti stranieri, di entrare a Gaza. Sempre leggendo le poche notizie che giungono, i militanti palestinesi sembrano aver agito quando i soldati israeliani sono penetrati di più nel territorio palestinese, come succede – peraltro – in quasi tutte le guerre. Mortai, trappole esplosive, cecchini: di questi parla Yediot Ahronot online. Che, a dire il vero, fa intravedere anche un’altra cosa: l’operazione militare israeliana ha come fine un cessate il fuoco a condizioni migliori per Tel Aviv.
“Neither the IDF nor the political echelon venture guessing how long the Gaza offensive may last, with careful assessments spanning from several days to several weeks, depending on the progress made in way of a possible ceasefire”.
E allora? Tutte queste centinaia di morti per una tregua? Ma è proprio vero che Parigi val bene una messa?