I bambini ci guardano

Parafraso il titolo del primo film del Vittorio De Sica proiettato verso il neorealismo, perché era l’unico titolo che mi sembrava potesse descrivere lo sguardo di questi bambini già ragazzi, a Silwan, cuore di Gerusalemme est. Sono sulle rovine di una casa di Silwan, appena buttata giù dalle ruspe, dietro ordine delle autorità israeliane. Il reato: non era stata costruita con i necessari permessi, peraltro rilasciati dal municipio con estrema difficoltà alla popolazione palestinese. Se un giorno ci sarà la terza intifada, avrà probabilmente gli occhi di questi bambini. A mezzo chilometro da Ain el Loza, dov’era la casa distrutta, c’è il quartiere Al Bustan, negli ultimi giorni al centro di un contenzioso tra il municipio di Gerusalemme, che vuole destinare l’area a parco pubblico e parco archeologico, e i proprietari delle 88 case (totale della popolazione: 1500 persone).

E’ un contenzioso che ha scatenato la reazione dura anche dell’ANP di Ramallah. Sabato scorso, la Gerusalemme araba era chiusa per sciopero, a sostegno degli abitanti di Al Bustan. Anche agli 88 proprietari, le autorità israeliane contestano di non avere i regolari permessi per costruire. La reazione di alcuni di loro è: queste sono case costruite ben prima del 1948 o del 1967, e poi l’ordine di sgombero riguarda solo i palestinesi e non l’edificio abitato da coloni che è proprio lì accanto ad Al Bustan. Silwan è al centro, da anni, di un braccio di ferro tra coloni radicali, autorità israeliane, palestinesi. Soprattutto nella sua parte che insiste sotto la Spianata delle Moschee e la moschea di Al Aqsa. E’ nella Città di David, infatti, che alcune associazioni di coloni radicali stanno consolidando la loro presenza, non solo con l’acquisto o l’esproprio di edifici, ma soprattutto con gli scavi archeologici che, dicono i palestinesi, si stanno dirigendo proprio verso il muro di cinta della Spianata.
(la foto è di Yasmine Perni)

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