Morire per razzismo

Tutti, a Dresda così come nell’ambasciata egiziana in Germania, si sono affrettati a dire che è solo un episodio di criminalità, e che non rispecchia i sentimenti dei tedeschi nei confronti dei musulmani. Quello che, però, è incredibilmente successo dentro un tribunale regionale, appunto a Dresda, all’inizio di questo mese, non può non impensierire – tanto per usare un eufemismo. I fatti, anzitutto. Il I luglio compaiono di fronte al giudice un imputato, Alex W, e la querelante, Marwa al Sherbini. Lei lo accusa di averla ingiuriata con offese razziste, come “terrorista”, “islamista”, “puttana”, solo perché portava il velo. Aveva chiesto un risarcimento di 780 euro, ma mai si sarebbe immaginata – credo – di mettere a rischio la sua vita per quel gesto che voleva non solo difendere la propria onorabilità, ma la sua dignità.

Marwa al Sherbini, madre di un bambino di tre anni, e peraltro al terzo mese di gravidanza, è stata uccisa da Alex W con un grosso coltello. Le cronache, sui giornali tedeschi, precisano anche il numero di coltellate che l’aggressore è riuscito a infliggere alla donna, una egiziana di 32 anni, la cui salma è ritornata ieri al Cairo. Ben 18 coltellate, inferte dentro un’aula di tribunale. La polizia non è riuscita a impedire l’omicidio. Il suo intervento ha, anzi, involontariamente ferito il marito di Marwa al Sherbini, un accademico, accoltellato a sua volta mentre difendeva la moglie. Ali Okaz si è risvegliato dal coma, e non sembra in pericolo di vita.

E’ un atto criminale, questo accoltellamento. Certo. Senza alcun dubbio. Ma come non pensarlo il frutto avvelenato – questo, come tanti altri – di una stupida islamofobia crescente? Quella islamofobia sfruttata, in Germania così come in Olanda così come in Italia, dagli apprendisti stregoni dell’identitarismo occidentale.

Marwa al Sherbini, una donna con un velo in testa, uccisa per razzismo, non fa poi così tanta notizia. Il razzismo, però, non ha colore. E’ sempre razzismo.

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