Obama, il Nobel e gli arabi

E’ un mondo che si sente solo e senza guida, quello che ha dato il premio Nobel per la pace a Barack Obama. O forse è un’Europa che si sente sola, senza guida, e senza più la schiena solida per reggere un po’ di diplomazia internazionale, quella che ha riconosciuto a Obama la capacità di riempire un vuoto. Vuoto di leadership. Vuoto di idee. Vuoto di valori. Vuoto di uomini e donne al potere che abbiano la capacità di andare un po’ oltre la lista della spesa quotidiana.

Che Obama non abbia ancora fatto paci è un dato di fatto. Che la sua presidenza abbia portato molte più truppe in Afghanistan, e che stia occhieggiando anche il Pakistan, è fuor di dubbio. Ma qualcosa Obama ha già fatto, anche se questo non è andato a finire sulle prime pagine dei giornali. Prima che arrivasse Obama, l’idea di una nuova guerra in Medio Oriente, quella contro l’Iran (e non solo l’Iran di Ahmadinejad, ma contro l’Iran), si era già fatta largo. Aveva guadagnato consensi, era ritenuta come l’unica alternativa alle minacce di un leader che, colpendo durissimamente la politica israeliana, trovava terreno fecondo nelle opinioni pubbliche arabe, mediorientali, musulmane preoccupate del destino dei palestinesi. La guerra all’Iran – questo era il leitmotiv, il canto della sirena a cui molti si stavano abituando – è non solo giusta, ma anche necessaria e ineludibile. Se c’è una cosa che Obama ha già fatto – almeno sinora, chissà domani – è stato disinnescare questa guerra. Renderla, se non tolta definitivamente dall’agenda, almeno rinviata. E non è poco.

…..

Per leggere il seguito, vai sul sito di Lettera22.

2 commenti su “Obama, il Nobel e gli arabi”

  1. Concordo nel riconoscere ad Obama un cambiamento di linguaggio e di orientamento rispetto alla precedente amministrazione americana, nonché nel riconoscergli una visione politica internazionale molto piú lungimirante rispetto a quella europea (ma esiste, poi, una vera diplomazia europea?).
    Credo peró che l'attribuzione del nobel in un momento in cui proprio Obama e la sua amministrazione hanno ceduto di fronte all'intransigenza israeliana, facendo un passo indietro sul congelamento delle colonie e facendo pressione su Abu Mazen per rallentare l'iter istituzionale del rapporto Goldtone, possa costituire un elemento di sfiducia e scoramento da parte dell'opinione pubblica araba in generale e palestinese in particolare.
    Se é vero che Obama ha disinnescato la miccia iraniana, deve a questo punto dimostrare di poter disinnescare anche quella palestinese per potersi presentare veramente come figura di pacificatore a livello internazionale. L'eco di una terza intifada si fa sempre piú presente, ed é di fronte a questo tangibile banco di prova che Obama deve provare le sue doti di diplomatico e, a questo punto, di uomo di pace.
    Personalmente nutro i mie dubbi non tanto sulla buona fede del personaggio, quanto sulla possibilitá che un uomo solo (anche all'interno del proprio entourage, purtroppo) possa avere la forza sufficiente per premere verso un cambiamento delle politiche israeliane..

    Daniele

    Rispondi
  2. Concordo nel riconoscere ad Obama un cambiamento di linguaggio e di orientamento rispetto alla precedente amministrazione americana, nonché nel riconoscergli una visione politica internazionale molto piú lungimirante rispetto a quella europea (ma esiste, poi, una vera diplomazia europea?).
    Credo peró che l'attribuzione del nobel in un momento in cui proprio Obama e la sua amministrazione hanno ceduto di fronte all'intransigenza israeliana, facendo un passo indietro sul congelamento delle colonie e facendo pressione su Abu Mazen per rallentare l'iter istituzionale del rapporto Goldtone, possa costituire un elemento di sfiducia e scoramento da parte dell'opinione pubblica araba in generale e palestinese in particolare.
    Se é vero che Obama ha disinnescato la miccia iraniana, deve a questo punto dimostrare di poter disinnescare anche quella palestinese per potersi presentare veramente come figura di pacificatore a livello internazionale. L'eco di una terza intifada si fa sempre piú presente, ed é di fronte a questo tangibile banco di prova che Obama deve provare le sue doti di diplomatico e, a questo punto, di uomo di pace.
    Personalmente nutro i mie dubbi non tanto sulla buona fede del personaggio, quanto sulla possibilitá che un uomo solo (anche all'interno del proprio entourage, purtroppo) possa avere la forza sufficiente per premere verso un cambiamento delle politiche israeliane..

    Daniele

    Rispondi

Lascia un commento