Accadde nell’anno della peste.
Era pronta per la battaglia. La madre l’aveva ben istruita, e quando la porta si richiuse alle sue spalle, sentì come se il mondo si fosse chiuso su di loro. “La battaglia.”
Si ricordò allora quanto le aveva mormorato la madre: “Sarà lui a fare la prima mossa, appronterà fin nei minimi dettagli il piano di battaglia per voi due.”
Si stupì! Non poteva essere anche lei protagonista in quello scontro, anzi l’amato nemico? Aveva sempre immaginato così quella “battaglia”, ma la madre non smetteva di raccomandarle: “Non opporre resistenza, lascia che trionfi, la vittoria spetta a lui…”
Al calar del buio lui si avvicinò. Abbassò lo sguardo su quel deserto addormentato. Con le mani cominciò ad arare, a scavare, a rivoltare le zolle, lasciando a briglia sciolta i cavalli della sua fantasia.
Nulla.
Lei si rese conto di essere un deserto arido, senza vita, dove non si schiudevano boccioli. Dal suo terreno non si levava quella folle foschia di cui tutti parlavano.
Era stata la morte a sopire i suoi sensi, benché lei non se ne fosse resa conto prima perché non aveva esperienza della vita.
Quanto a lui, non si accorse che quel deserto era morto, né gli importava. Cominciò ad affilare la sua lancia, pungolando il toro del suo desiderio che lo avrebbe condotto in quella battaglia per arare la terra di lei.
Lei tremò.
“Affilerà la sua lancia per piantarla in un cadavere?” si domandò. “Sarebbe stato uno scontro equo?”
Dentro di sé riecheggiavano i moniti materni, mentre la lancia dell’avversario si avvicinava; lei puntò lo sguardo su quell’arma che si accingeva ad ararla.
Ne fu sorpresa. I suoi occhi si immobilizzarono.
Le sfuggì un gemito, la falce era spezzata e la lancia piegata. Anche il desiderio di lui era morto. Trascinò il suo corpo urlando, mentre lui si allontanava.
Ciascuno avrebbe seppellito da solo il suo cadavere.
Era pronta per la battaglia. La madre l’aveva ben istruita, e quando la porta si richiuse alle sue spalle, sentì come se il mondo si fosse chiuso su di loro. “La battaglia.”
Si ricordò allora quanto le aveva mormorato la madre: “Sarà lui a fare la prima mossa, appronterà fin nei minimi dettagli il piano di battaglia per voi due.”
Si stupì! Non poteva essere anche lei protagonista in quello scontro, anzi l’amato nemico? Aveva sempre immaginato così quella “battaglia”, ma la madre non smetteva di raccomandarle: “Non opporre resistenza, lascia che trionfi, la vittoria spetta a lui…”
Al calar del buio lui si avvicinò. Abbassò lo sguardo su quel deserto addormentato. Con le mani cominciò ad arare, a scavare, a rivoltare le zolle, lasciando a briglia sciolta i cavalli della sua fantasia.
Nulla.
Lei si rese conto di essere un deserto arido, senza vita, dove non si schiudevano boccioli. Dal suo terreno non si levava quella folle foschia di cui tutti parlavano.
Era stata la morte a sopire i suoi sensi, benché lei non se ne fosse resa conto prima perché non aveva esperienza della vita.
Quanto a lui, non si accorse che quel deserto era morto, né gli importava. Cominciò ad affilare la sua lancia, pungolando il toro del suo desiderio che lo avrebbe condotto in quella battaglia per arare la terra di lei.
Lei tremò.
“Affilerà la sua lancia per piantarla in un cadavere?” si domandò. “Sarebbe stato uno scontro equo?”
Dentro di sé riecheggiavano i moniti materni, mentre la lancia dell’avversario si avvicinava; lei puntò lo sguardo su quell’arma che si accingeva ad ararla.
Ne fu sorpresa. I suoi occhi si immobilizzarono.
Le sfuggì un gemito, la falce era spezzata e la lancia piegata. Anche il desiderio di lui era morto. Trascinò il suo corpo urlando, mentre lui si allontanava.
Ciascuno avrebbe seppellito da solo il suo cadavere.
Huda al Attàs, da Perle dello Yemen, a cura di Isabella Camera d’Afflitto, Jouvence 2009
Di Yemen si parla solo quando la cronaca irrompe: i rapimenti di stranieri, gli scontri al confine con l’Arabia Saudita, le infiltrazioni di Al Qaeda. E poi? Tutto il resto? Sepolto, dove va bene, con le immagini di Pier Paolo Pasolini sui Muri di Sana’a. Eppure, in Yemen si scrive, e anche bene. Banipal ha dedicato alla letteratura yemenita l’ultimo numero. E in Italia Jouvence pubblica un’ampia antologia di scrittori e scrittrici yemenite.
(grazie, Isabella)
