Jerusalem blue

In effetti la blue note c’era, ieri sera, a Gerusalemme est. Salaheddin street, ovvero il cuore commerciale della Gerusalemme araba. Alle sei del pomeriggio Salaheddin è già chiusa, gli scuri dei negozi già sbarrati. Gerusalemme est chiude presto. Ma ieri sera no, perché c’era da festeggiare l’apertura della dependance dell’Educational Bookshop di Imad e dei suoi fratelli. Una dependance un po’ particolare, visto che è esattamente di fronte alla cartoleria-libreria più importante della parte araba di Gerusalemme. Imad e i suoi fratelli hanno deciso di aprire un coffee-shop libreria. Libreria con tutto ciò che c’è in lingue conosciute (non solo in arabo) sul Medio Oriente, bar con macchina del caffè marca Segafredo, soppalco con tavolini, e anche una sala di sotto con poltroncine. Un ambiente normale, se si fosse in una città normale.
Peccato che Gerusalemme normale non è, e che persino un coffee shop-libreria sia un gesto coraggioso, importante. Il caffè di Imad è uno dei pochi gesti culturali che è stato compiuto, negli ultimi anni. E non è un caso che il piccolo ricevimento per festeggiare la sua inaugurazione si sia svolto lì accanto, nel Centro Culturale Francese, l’unica cuccia culturale, assieme al British Council e al Palestinian National Theatre, di quel pezzo di città. Nel piccolo giardino del Centro Culturale Francese era riunita quell’altrettanto piccola ma combattiva comunità intellettuale composta di palestinesi, di israeliani e di internazionali, che non si arrende. C’era Amira Hass, c’era Jeff Halper, c’era Ghada Karmi, c’erano negozianti di Salaheddin, funzionari Onu, giornalisti. Una piccola comunità di teste raffinate e per nulla propense a cedere alle lusinghe delle risposte facili a questioni difficili, forte comunque di qualche centinaio di persone. Il che, di questi tempi, non è poco.

2 commenti su “Jerusalem blue”

  1. Che bello!
    Ma l'Orient House non dovevano riaprirla dopo gli accordi di Annapolis? Cosa c'è ora nel palazzo che l'ospitava?

    Grazie per questo blog, è veramente una MINIERA!

    ciao
    Emanuela

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  2. Si, concordo con il commento precedente, questo post in particolare è emozionante.
    Mi sembra di vedere un piccolo gruppo di meravigliosi equilibristi sempre decisi a camminare su un cavo via via più sottile: bisogna che non si spezzi mai.
    Da qui si cerca almeno di fare un po' di sponda, cercando di contribuire a non far spegnere del tutto i riflettori.
    Un giorno andrò a Gerusalemme…

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