Non è la prima volta che succede, nei paesi esportatori di petrolio, gas naturale o qualsivoglia fonte di energia. E cioè che ci sia una carenza nell’approvvigionamento interno. Così, non dovrebbe neanche stupire la penuria di bombole di butano in Egitto. Soprattutto, a quanto sembra, nella zona del Cairo. Il suo costo è arrivato a 60 pound al mercato nero, dice il quotidiano indipendente Al Masri al Youm. L’equivalente, al cambio ufficiale, di otto euro per una bombola. Troppo, per una famiglia egiziana. E chi è stato un po’ di tempo al Cairo sa bene quanto le bombole siano importanti per la vita quotidiana. Se ne accorge da un dato – mi si passi il termine – folkloristico. Il rumore tipico del Cairo, delle lunghe giornate cairote, è quel tintinnio che nasce dalla chiave che un ragazzo sbatte sulla bombola (o anche due bombole) che trasporta sulla sua bicicletta. E’ l’avviso che un venditore di bombole è nelle vicinanze, insomma. Uno di quei rumori popolari, seppur legati all’estrema povertà, di cui ho nostalgia. E’ come un marchio di provenienza.
Bombole al mercato nero
Fuori dalla nostalgia, però, la penuria di bombole è un sintomo della corruzione diffusa. Così viene interpretato nell’inchiesta di Al Masri al Youm. Ma forse non è solo corruzione. Occorre, secondo me, uno sguardo più complesso su questa transizione infinita dell’Egitto alla democrazia rappresentativa, di cui fanno parte sia la penuria delle bombole di butano, sia gli arresti eccellenti dei leader della Fratellanza Musulmana. Le elezioni parlamentari sono vicine, altrettanto quelle presidenziali.