La storia va avanti dalla fine di agosto, da quando decine di attori e artisti si sono rifiutati di recitare nel nuovo auditorium culturale di Ariel, la più grande colonia israeliana dentro la Cisgiordania, i Territori Palestinesi Occupati. Rifiuto pubblico, con lettera aperta, in cui vengono spiegati i motivi per i quali gli attori non vogliono recitare ad Ariel, “per non legittimare l’esistenza delle colonie”.
Dramaturgist Vardit Shalfi, one of the letter’s initiators, told Ynet on Friday, “Ariel is not a legitimate community, and as such, is against international law and international treaties that the State of Israel has signed. This means anyone performing there would be considered a criminal according to international law. The theater’s boards should inform their actors that there are apartheid roads for Jews only that lead into the settlement of Ariel. The moment we perform there, we are giving legitimization to this settlement’s existence.” La notizia di oggi è che 150 tra attori, sceneggiatori, gente del cinema e del teatro statunitensi hanno deciso di appoggiare gli attori che boicottano Ariel. Hollywood corre a sostegno del teatro civile israeliano, insomma. Gli attori americani, tra cui una delle protagoniste di Sex & the City, arrivano comunque in coda ad altri gruppi che hanno deciso di sostenere la posizione degli attori israeliani, appoggiati anche da 150 docenti e lettori delle università e da alcuni dei più importanti scrittori del paese.
La polemica è aperta: la ministra dell’educazione ha avuto una dura reazione alla Knesset, e non è stata la sola. La storia continua…
E siccome è soprattutto l’architettura a non essere neutrale, in Israele, come descrive bene Eyal Weizman nel suo “Hollow Land” (lettura molto, molto raccomandata), la principale esperta di architettura di Haaretz chiede a chi materialmente progetta “i fatti sul terreno dal tetto rosso” – e cioè le casette degli insediamenti israeliani in Cisgiordania – di prendere posizione, dopo attori, artisti, scrittori, docenti. Architetti fuori da Ariel, è il titolo del suo articolo. Cioè fuori dalle colonie e dal sostegno degli urbanisti e dei progettisti all’impresa delle colonie. L’associazione pacifista israeliana Bt’selem, inoltre, offre ai manager teatrali un tour in Cisgiordania per mostrare come le colonie tocchino i diritti umani dei palestinesi.