Eid Mubarak, arabi in risveglio

Il primo Eid al Fitr dei tempi delle rivoluzioni, del Secondo Risveglio arabo, delle rivolte. La prima grande festa che chiude il mese santo del Ramadan con qualche tiranno di meno. In Tunisia, in Egitto, ora anche in Libia, mentre in Siria anche oggi – giorno speciale per i musulmani – si spara sui civili, su chi si oppone a Bashar el Assad.Non è ancora un Eid el Fitr felice. E’ semmai una festa di cesura, e di transizione: uno spartiacque in cui la serenità non ha ancora il posto che dovrebbe avere.

Il sangue, la paura, la crisi economica, la povertà in crescita, Tripoli senz’acqua, Deraa sotto attacco, il Cairo nella palude dei tentativi di controrivoluzione e delle spaccatura sempre più profonde tra i settori islamisti. A guardare questo quadro, sembra solo di vedere pennellate impazzite, schizzi sulla tela che non riescono a comporre nulla di comprensibile, a otto mesi dall’inizio delle rivoluzioni. Il fil rouge è evidente, percorre come un filo di lana l’intera regione, sia esso rosso del sangue della repressione, sia esso il filo virtuale che connette i ‘ragazzi’ che hanno chiesto futuro in questi mesi. Oltre il filo rosso è possibile vedere altri fili della trama? La ricerca della libertà, ricerca per nulla naive e ineludibile, necessaria, per chi è assetato da tempo. In questi giorni, ho ancora sentito il nostro (occidentale) vocabolario, fatto di pregiudizio, mancata conoscenza, approssimazione. “Speriamo che riescano a capire cos’è la democrazia”. “Dovranno crescere”. “E se facessero emergere i settori jihadisti?”. “Non hanno tradizione democratica”. “Speriamo bene…”. “Pian piano si stanno risvegliando”. Difficile, molto difficile spiegare che si erano risvegliati da un pezzo, e noi – invece – pensavamo che ancora dormissero. Ancor più difficile risvegliare noi, far riflettere chi non si è fatto alcuno scrupolo a sostenere tiranni per decenni. Ma sono francamente ormai stanca anche delle recriminazioni.

Il disegno è del caricaturista Mohieddine el Labbad, scomparso recentemente, pubblicato sul blog di Yves Gonzales Quijano, a coté di un post come sempre perfetto sugli eroi arabi. Caldamente raccomandata la lettura, anche perché – come a Gonzales Quijano – anche a me era interessato capire quali archetipi di eroi avessero i ragazzi arabi. Non solo Saladino, ma – ieri e oggi – quegli eroi di carta che riempiono e formano l’immaginario degli adolescenti. Non c’è Tex, nel mondo arabo, e neanche Zagor e gli altri eroi di Bonelli. Ci sono, certo, gli americani: tutti i supereroi che inflazionano come gadget della forza anche le camere dei nostri, di figli. Hanno anche provato a farsi in casa i propri supereroi di carta, come i 99s, con risultati alterni. Forse i ragazzi delle rivoluzioni 2011 hanno superato la dimensione del fumetto, sono dentro altri mondi (i videogiochi, ma non solo…), e cercano di mettere assieme tutti gli archetipi, i modelli, le new entry. Con una capacità di contaminazione e mescolamento che a noi (attempati) è quasi ignota. Agli eroi di carta, su Arabi Invisibili (libro) avevo dedicato un capitolo.

Nel programma del Festival della Letteratura di Mantova, in agenda quest’anno dal 7 all’11, c’è una finestra ampia sulle rivoluzioni arabe. Alaa al Aswany (il suo libro sulla Rivoluzione Egiziana esce proprio in concomitanza con il festival), lo scrittore libico Hisham Matar, il più noto blogger egiziano Wael Abbas. E poi gli interventi di alcuni tra i più grandi scrittori e intellettuali arabi intervenuti alle precedenti edizioni del festival, disponibili per chi verrà a Mantova. Il mio calendario è qui.

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