Confesso che Georgetown mi ha stregata. E non so perché. Perché è piccola, perché è perfetta, perché è gentile, perché è comoda. Perché è – semplicemente – bella.
Per un momento, mi è sembrato di essere in quel film – non chiedetemi né titolo né protagonista – che vive sotto un’enorme bolla di vetro, in un quartiere perfetto. Casina, giardino, macchina… sotto lo sguardo attento e costante di una telecamera che registra la tua intera vita. Georgetown è un po’ così. La M Street bella, perfetta. I passanti belli, perfetti, giovani, in forma smagliante. Non una persona sovrappeso. E lungo i marciapiedi il meglio della moda americana ed europea. Griffe, grandi negozi, boutique, e l’immancabile, grande Apple Store. L’architettura storica della prima America, le casine di mattoni rossi, tutte (o quasi) restaurate alla perfezione. E un po’ più in alto, il campus di Georgetown, il grigio edificio imponente che lo identifica subito, gli enormi alberi fioriti in un anticipo di primavera meraviglioso quanto inquietante. 28 gradi celsius, in un posto umido, e il riscaldamento globale che mostra la sua faccia anche qui.
