No War

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È il titolo del workshop al quale partecipo oggi a Torino, anzi stasera alle nove, al Circolo dei Lettori, invitata da Fabrica.

No War, il che non vuol dire immediatamente Peace… Parlerò di Alaa Abdel Fattah. Non solo per Tahrir e per le rivoluzioni del 2011, ma anche perché Alaa rappresenta uno dei tanti giovani intellettuali-rivoluzionari arabi che hanno mostrato con tutta la loro forza quanto la situazione nel mondo arabo non potesse essere solo descritta in termini di pace o guerra. E che anzi fosse ed è riduttivo – paradossalmente – ridurre la realtà a questo terribile binomio. O pace o guerra.

Ecco le persone con cui condivido il workshop

Giles Duley, rimasto vittima di una mina, con Paola Caridi, giornalista esperta di Medio Oriente, e Pietro Veronese, giornalista di “la Repubblica”, affronta il tema della guerra, dalle storie più tragiche ai racconti di chi ha trasformato le esperienze in riscatto. Introduce Enrico Bossan, responsabile area Slow Journalism di Fabrica.

Giles Duley, fotografo, dopo dieci anni di attività nel mondo della moda e della musica negli Stati Uniti e in Europa, si occupa di progetti umanitari. Lavora con organizzazioni internazionali come Medecins Sans Frontières, IOM e UNHCR, per mettere in luce storie poco conosciute che meritano attenzione e azione da parte dell’opinione pubblica. Nel 2011, in Afghanistan, è rimasto gravemente ferito per colpa di una mina, perdendo entrambe le gambe e un braccio. I suoi lavori sono stati esposti e pubblicati su riviste di tutto il mondo, tra cui “Vogue”, “GQ”, “Esquire”, “Rolling Stone”, “Sunday Times”, “The Observer” e “New Statesman”. Nel 2010 è stato nominato per un Amnesty International Media Award e ha vinto il Prix de Paris nel 2010 e nel 2012.

Pietro Veronese, giornalista, ha dedicato la gran parte della sua vita professionale all’Africa a sud del Sahara.In passato si è occupato anche di Medio Oriente e di Balcani. Collabora con “la Repubblica”, di cui è stato inviato e caporedattore, e con alcune ong italiane impegnate in Africa. Insegna Giornalismo d’Inchiesta all’Università La Sapienza di Roma e ha pubblicato, tra gli altri, una raccolta dei suoi lavori, Africa Reportages (Laterza, 1999).

Paola Caridi, storica e giornalista, ha vissuto tre anni al Cairo e poi altri dieci a Gerusalemme. Tra i fondatori dell’agenzia di giornalisti indipendenti Lettera 22, ha pubblicato, con Feltrinelli, Gerusalemme senza Dio. Ritratto di una città crudele (2013), Hamas. Che cos’è e che cosa vuole il movimento radicale palestinese (2009) e Arabi invisibili. Catalogo ragionato degli arabi che non conosciamo (2007). È presidente del Teatro comunale L’Idea di Sambuca di Sicilia. Cura il blog www.invisiblearabs.com

Enrico Bossan, fotogiornalista, collabora con Fabrica ed è il direttore editoriale della rivista “COLORS”. Nel 1987 ha vinto il premio Kodak per la fotografia professionale. I suoi scatti sono stati utilizzati da riviste nazionali e internazionali ed esposti allo Houston PhotoFest, alla Biennale Internazionale di Fotografia di Torino, ad Amsterdam, Arles, Milano, Roma, Salonicco, Tokyo e Venezia. Ha pubblicato, tra gli altri, il racconto sull’America Exit (con Roberto Koch, Peliti Associati, 1992) e Pechino-Parigi (Fabbri, 1989). Sono incentrati sulla sanità e la vita negli ospedali i progetti Esodo, sguardi da una casa che accoglie malati di Aids, e Un privilegio difficile, reportage sul lavoro di Cuamm Medici con l’Africa. A maggio 2010 ha lanciato www.e-photoreview.com e nel 2011 ha curato il New York Photo Festival, con la giornalista americana Elisabeth Biondi.

Vi aspetto!

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