Le ragazze della Maqloubeh Generation

era il 2011, e c’era stata Piazza Tahrir. A Gerusalemme niente. O forse no. Ecco il racconto di un incontro, con le ragazze della Maqloubeh Generation. È la generazione che oggi riempie i Tg, quando raccontano malamente qualcosa di Gerusalemme. Ci avevo scritto un post, nell’ottobre 2011: lo ripubblico, perché la Storia è un processo lento, e non una vampata. 

Sottosopra. Letteralmente. Si cucina in un solo modo, a strati. Lo si presenta a tavola capoverso, da sotto a sopra. Sopra la carne, subito sotto la verdura (cavolfiore e melanzane, in genere), e poi il riso. Ma è stato cotto tutto all’inverso, e uno dei segreti sta proprio nel saperlo rigirare, tirarlo fuori dalla pentola con un movimento particolare. Provocatoriamente, la si potrebbe definire la versione palestinese della meravigliosa tiedda di cozze pugliese. Ingredienti che pretendono diversi tipi di cottura arrivano a tavola non amalgamati, ma messi assieme, ognuno con il suo tratto distintivo. Il maqloubeh – perché è di questo di cui sto parlando – è il piatto di famiglia, nella cucina palestinese. Quello che si fa nel giorno della festa, sia esso il venerdì o la domenica poco importa. Significa, traducendo alla lettera, “sottosopra”. È di quei piatti che tutti sanno preparare: un must, alla stregua del vecchio, adorato spezzatino romano, se possibile col sedano.

Non è filosofia spicciola applicata al cibo. E’ quello che succede in cucina, a guardar bene. Applicabile, a quanto sembra, anche lontano dai fornelli.

Una decina di giorni fa mi è capitato, con mio sommo piacere, di far lezione a un gruppo di ragazze e ragazzi selezionati per un corso di giornalismo, organizzato dall’ufficio di Gerusalemme della Cooperazione Italiana allo Sviluppo. Dovevo parlare di blog, soprattutto, visto che col tempo sono anche diventata una blogger. Come, perché aprire un blog, e soprattutto fargli vivere una vita sana. Potrebbe sembrare un controsenso, visto che i miei interlocutori erano (e sono) ragazzi arabi, sulla cresta dell’onda rivoluzionaria della regione. Eppure, i palestinesi che bloggano son pochi: abbiamo provato anche a chiederci perché, con loro, ma senza darci una risposta verosimile. È così, almeno per ora.

Quei ragazzi, però, dai blog erano attratti. Volevano, però, soprattutto comprendere non solo le potenzialità di un diario virtuale, non solo le (piccole) questioni tecniche, ma il nodo di fondo. È che un blog deve nascere da un’idea forte, e su quel pilastro può sostenersi.

Ci abbiano ragionato per ore, su quel nodo. Sull’idea. Proprio mentre incombevano le chiusure dello Yom Kippur, a Gerusalemme est. E i ragazzi dovevano fare i conti con la logistica del rientro a casa, rassegnati da un canto, e dall’altro talmente abituati da voler parlare d’altro. Del loro essere gerosolimitani, se possibile senza il grande stereotipo (palestinese, arabo, musulmano…) piazzato sulla loro testa come un ombrello.

Mi sono trovata di fronte a quella stessa generazione di Tahrir al Cairo, di Tunisi, e di Manama. E come per i loro coetanei, sono rimasta per l’ennesima volta sorpresa da una marcia in più che nemmeno sanno di avere: hanno una intelligenza, e cioè una capacità di lettura profonda della realtà, che va oltre quella delle generazioni che li hanno preceduti. Ingenui quel tanto che basta, sorridenti, sono oltre la retorica nazionalista di quelli di mezza età. Parlano di diritti, delle proprie vite difficili, della voglia di raccontare la loro incredibile normale anormalità senza piangersi addosso o farsi compatire. Al contrario, tutto al contrario!

Sono, insomma, altra cosa, rispetto allo stereotipo. Ed è altra cosa anche la loro Gerusalemme. Ragiona che ti ragiona, alla fine hanno deciso di aprirlo, il loro blog. E di dare, al blog, l’idea, che parte da un ritratto straniante di loro stessi. Sono la Maqloubeh Generation, non c’è niente da fare. Sono sottosopra, come il mondo alla rovescia. E il primo post non poteva non riguardare la ricetta del maqloubeh. Decisamente particolare. Anche quella, fuori dall’ordinario.

Buona lettura. La Maqloubeh Generation ci racconterà molte cose.

 

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