la macchina del fango è partita, subdola. Come se, nel 2016, fosse semplice come lo era prima un lavaggio mediatico delle menti. Tracce, veline, voci, pareri di esperti più o meno esperti, notizie sui giornali filogovernativi egiziani, smentite (che vengono dalla procura di Giza, un dettaglio che farebbe intravedere una magistratura divisa, come lo era per fortuna anche ai tempi di Mubarak…). E ancora una volta l’informazione – lo dico da tecnica – sta mostrando la trama lisa di una professione che andrebbe rimessa in discussione, nel profondo.
forse è meglio ripartire dal basso. E fare pressione con gli strumenti che ognuno di noi ha a disposizione. Io cambio il mio profilo su Facebook, per esempio, aderendo alla campagna di Amnesty International. Alla richiesta di verità ho aggiunto la richiesta di giustizia, perché i due termini sono indissolubilmente legati. L’impunita patente delle forze di sicurezza, in Egitto, è la causa prima delle morti, delle scomparse, delle torture di questi anni. Pretendo verità e giustizia, per Giulio Regeni e per i tanti ragazzi egiziani senza nome che hanno subito lo stesso affronto e la stessa crudeltà. Pretendo, da cittadina, che il mio paese e il mio governo e le mie istituzioni facciano il loro dovere sino in fondo, chiedendo verità e giustizia al regime egiziano.
Dobbiamo farlo,chiedere verità è giustizia,ma neppure questo dramma sfuggirà alla logica del male minore, che in politica è imprescindibile
vicina ai genitori
verita e' giustizia