Mi ha sempre colpito, nel Palestine Festival of Literature, ascoltare alla fine della rassegna la voce di Suheir Hammad. Poetessa palestinese-americana, intrisa dell’una e dell’altra lingua. Dell’una e l’altra memoria. Come quando si ascolta una vecchia radio, e non si riesce a sintonizzare bene una stazione, e si gira la manopola a destra e sinistra, Suheir Hammad metteva insieme le parole del festival. Pezzi di frasi ascoltate, rapite. Per ringraziare tutte coloro e tutti coloro che voglio ringraziare, ecco alcune delle parole del Festival Letterature Migranti – seconda edizione.
Carte d’imbarco
Da quanto non venivi a Palermo? Dieci, vent’anni. Da quanto? Da allora.
Sai? Sono partita per andare in culo al mondo. E ho trovato invece il mondo tutto qui.
Qui, al centro del mondo. Hona, fi Andalus al Thani. La seconda Andalusia.
La Zeta-ti-elle bloccherà tutti a casa. Non verrà nessuno a via Maqueda. Pazienza.
Pazienza, ma non sappiamo ancora qual è la poesia che deve leggere Fabio Geda.
Pazienza, ma i fratelli Cannone trovano sempre la soluzione. Anzi. La anticipano.
Io chioccia. Tu sabauda. Viva le sabaude!
La carta d’imbarco, il driver, il bagaglio, la carta d’imbarco, la carta d’imbarco, la carta d’imbarco.
Futtitinne… Sorridi. Sorridi e paga.
“Tra 5 minuti scoppia la rivoluzione”.
Il corpo è in sé un gesto di resistenza. Il corpo individuale. Il corpo sociale.
Baci. Abbracci. Gioia. Grazie, grazie. Alla faccia dei dittatori. Chi vuol vedere, lo sa.
My duty is clicking on a computer, and showing the pictures of your life. And, be assured, I will click.
Ti ricordi, amore? Ci abbiamo messo cinque anni per mettere su la nostra casa. E non ce la siamo goduta. L’abbiamo abbandonata alla guerra di Siria.
Ma vuole proprio la brioscia? Perché ci sono un sacco di stranieri, in questi giorni, e per la loro la brioscia è qualsiasi cosa.
Le panelle sono queste? Come la cecina da noi. Come lo hummus. Come la farinata di ceci alla genovese. Come, come, come.
Come stai? Bene! Sono finalmente in pensione.
E nel nome di Fatima (Mernissi) mi scuso se non sarò al massimo della forma. Mi sono venute le mestruazioni.
Io non sapevo. Non credevo. Non conoscevo. Non li conoscevo. Ora sarà diverso. Ora dovremo cambiare.
Zio Wole legge, sotto l’arabo (e il normanno). Roberto è accanto.
“Madame”, I warned. “I hate a wasted journey—I am African.” Silence.
E quanto è lontana Milano da Palermo? L’America è lontana, “dall’altra parte della Luna”.