Qui, dove batte il cuore di Gerusalemme

img_7409

Tornare a Gerusalemme significa tornare alla Porta di Damasco. Tornare a Bab al ‘Amud, là dove batte il cuore della città. La Porta di Damasco parla, a chi conosce Gerusalemme: racconta cos’è successo in questi quattro anni in cui sono stata lontana dalle pietre consumate, sporche, unte. Racconta del sangue e del dolore nei piccoli segni. Non è più affollata come prima, la Porta, il cuore del mercato. Misure di sicurezza più alte. E un sottile senso di precarietà che invade il proprio corpo.

Eppure è così bella, la Porta di Damasco. “Là dove batte il cuore di Gerusalemme”, dice Nura nel testo di Cafè Jerusalem. Dice Carla Peirolero sul palcoscenico, nei panni di Nura.

Tanto bella, tanto malinconica, Gerusalemme appena oltre la Porta di Damasco, nella Musrara palestinese è ingombra del mercato del sabato sera, di frutta e verdura israeliane che i palestinesi vendono agli israeliani laici, nel farsi e disfarsi delle contraddizioni cittadine.

Nella tiepida sera di novembre, il buio copre dolore e crudeltà, rimanda tutto all’indomani. Le pietre, intanto, guardano gli uomini-formiche che attraversano l’ingresso della Città Vecchia.

Gerusalemme, o cara.

l’ascolto, stasera, è Out of Time, da Cafè Jerusalem dei Radiodervish. All’inizio del brano, se fate attenzione, si sentono grida di bambini, passi sul selciato, la chiamata alla preghiera. Sono suoni registrati a Gerusalemme da Michele Lobaccaro, qualche anno prima di comporre in pochissime settimane Cafè Jerusalem. Chissà come agisce il destino.

Lascia un commento