17mila anime a Beit Beirut

Sala dopo sala, un intero piano di Beit Beirut è stato riempito di una foresta di listelli di legno colorati di verde. Tutti diversi, eppure tutti uguali. Sono 17mila, come 17mila sono gli scomparsi, i desaparecidos della guerra civile libanese.

Nessun memoriale, spiega Zena al Khalil, l’artista autrice della megainstallazione a Beit Beirut. Nessun memoriale è possibile per esseri umani di cui non si sa più nulla, le cui famiglie – come in un tragico limbo – non sanno se sperare ancora o piangere una morte che non è però stata certificata.

Andare a Beit Beirut è come entrare nella guerra che fu. Renderla fisicamente tangibile nei buchi che le armi hanno lasciato impresso nei muri. L’edificio era la vecchia dimora della famiglia Barakat, divenuta durante la guerra il palazzo dei cecchini sulla Linea Verde. E ce vorrebbe uno in ogni città, uno schiaffo che possa ricordare a tutti l’immensità del dolore.

Lascia un commento