È difficile immaginare, oggi, che oltre 100 mila persone (civili e militari, uomini donne e bambini) sono morte alle porte del nostro paese, in meno di dieci anni, dal 1991 al 1999. Ancora più sono rimaste ferite e molte mutilate o handicappate. Al di là del Mare Adriatico, a ridosso del confine di Trieste, tra Italia e Jugoslavia, si è consumata una tragedia, che a un certo punto sembrava senza fine. Ben mille giorni, cioè quasi tre anni, durò il solo assedio alla città di Sarajevo. Una guerra che sembrava esplosa improvvisamente, senza motivazioni chiare per noi cittadini italiani. Un conflitto che, ancora oggi, è di grande ammonimento: quando alcuni politici, intellettuali, giornalisti, imprenditori, militari, religiosi non fanno il loro dovere con onestà si possono distruggere le basi della convivenza civile. Rileggiamo, a venti anni dalla fine di quei conflitti, alcune pagine di quella tragedia alle porte di casa, affinché la storia sia nostra severa maestra.
Appuntamento domenica 3 febbraio alle 15 al Circolo dei Lettori di Sambuca di Sicilia, con Filippo Landi, un testimone che quei conflitti li ha seguiti sin dal primo giorno, e fino all’ultimo.
La meravigliosa foto è di Mario Boccia. ““Lei si chiama Benazir, perché sua mamma volle darle il nome di una donna importante, una leader, come buon auspicio. La loro casa era a poche centinaia di metri dalla prima linea, sulla collina di Debelo Brdo, sopra il cimitero ebraico. Potrei continuare… ma mi fermo qui…”. Mario mi ha cominciato a raccontare della bambina nella foto. Spero c che un giorno venga qui, e lo racconti a tutti noi.

Ci si innamora di Mario Boccia appena si vede una sua foto. Io ho la fortuna di averlo incontrato alcune volte come un fratello da sempre e per sempre amato. La dolcezza fatta uomo.