Bella questa foto, vero? Non ho resistito. L’ho scattata a Ferragosto, a Menfi, mentre le persone avevano già cominciato a smontare ombrelloni, seggioline, tavolini, i semi-accampamenti della festa italiana di mezza estate. Aria bellissima, magica.
Non è altro che il tramonto su un mare normale, per famiglie, senza fronzoli e dj. Un mare in cui si passìa – tradotto: si passeggia, in questo caso sul bagnasciuga – senza la paura di non indossare il costume ultima moda o di avere questi scoccianti chili di troppo. La crisi climatica è arrivata sin qui. La spiaggia continua a essere erosa da anni, perché il gioco delle correnti è stato cambiato dal porticciolo poco più in là.
Mare normale. Tramonto meraviglioso e normale. Il mondo è là dietro, dietro Porto Palo (di Menfi). E noi qui, lontani, distanti, alla ricerca di una parentesi di pace dal troppo parlare e rincorrere le sollecitazioni digitali.
Il mondo è dietro il tramonto, o almeno lì lo abbiamo collocato per qualche giorno di requie. Lampedusa (il mondo) è però inesorabilmente vicino, appena trecento km più a sud. Stessa provincia. Stessa diocesi, quella del cardinale Montenegro. Don Franco, per i fedeli dell’agrigentino.
Lampedusa. Stesso mare. Proprio lo stesso mare del tramonto meraviglioso e normale. E in mezzo al mare la nave che è di tutti noi. La nave che salva tutti noi. Open Arms deve attraccare.
