#FreePatrick, con ancora più forza

 

Patrick George Zaki non è stato liberato, oggi, nonostante la presenza in udienza di diplomatici e giornalisti internazionali (compresi Francesca Caferri di Repubblica e Francesco Battisti del Corriere della Sera). Il tribunale di Mansoura, nel Delta, ha respinto la richiesta degli avvocati della EIPR (Egyptian Initiative for Personal Rights), il centro per i diritti umani e civili che difende lo studente egiziano del prestigioso Master europeo GEMMA all’università di Bologna. E’ stato trasferito dal commissariato di Mansoura a quello, vicino, di Talkha.

Il prossimo appuntamento è il  22 febbraio, quando scadranno i primi quindici giorni di detenzione preventiva, una “pratica” che i detenuti politici egiziani conoscono ahimè bene, poiché moltissimi tra loro sono in cella da anni attraverso la continua ed estenuante conferma dei 15 giorni di carcere preventivo.

Il diniego del tribunale di Mansoura non stupisce. C’era da aspettarselo, poiché non è pensabile, conoscendo il regime egiziano, un cedimento così immediato alle richieste di liberazione di Patrick Zaki che, a questo punto, provengono da tutta Europa, dallo speaker del parlamento europeo David Sassoli ai deputati italiani, alla società civile, e soprattutto dall’università di Bologna che ancora una volta si è erta a modello di ateneo con una difesa precisa e ferma del suo studente. Una pressione che ha comunque consentito ai diplomatici europei e italiani di compattarsi e presenziare all’udienza.

Ora occorre continuare con la pressione mediatica. Anzi, aumentarla. Nella storia della dissidenza egiziana dell’epoca Mubarak, il caso dell’arresto, detenzione, processo di Saad Eddin Ibrahim è rimasto nella memoria. E’ stato in quel contesto molto importante, se non determinante, la presenza costante, continua, per anni, all’inizio del Duemila, dei diplomatici, delle figure internazionali (compresa Emma Bonino), dei giornalisti alle udienze del processo a suo carico perché la sua Ong era accusata di aveva usufruito di fondi europei per il monitoraggio delle elezioni. Per amor di precisione: Saad Eddin Ibrahim è in esilio, non è stato assolto.

La pressione internazionale, da parte di tutti gli attori coinvolti sulla scena egiziana (politici, diplomatici, giornalisti, imprenditori), è un elemento fondamentale, anche in questa storia. Né si può pensare che la pressione evidente, pubblica, delle manifestazioni e dei graffiti, dei social, non serva adesso. Serve più di prima, accanto al lavoro dietro le quinte della diplomazia e della politica.

Grazie a Gianluca Costantini per aver messo a disposizione di tutti noi la sua opera a favore di Patrick George Zaki

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