E’ da una settimana che il digiuno solidale di 24 ore ciascuno, a staffetta, va avanti in Italia. E sono, oggi, 63 giorni che Alaa Abd-el Fattah affronta uno sciopero della fame ormai lunghissimo dentro il sistema carcerario egiziano. Dopo anni di assoluta proibizione di carta e penna, ieri Alaa ha potuto far recapitare all’esterno del carcere di Wadi al-Natrun una lettera ciascuna alle sue due sorelle, Mona e Sana. Sembra un dettaglio, e invece – in un sistema carcerario dove le condizioni dei detenuti sono insopportabili – la notizia della carta e penna a disposizione di Alaa è una notizia importante. Così come importante, e finalmente ufficiale, è che il premier britannico Boris Johnson abbia contattato direttamente al-Sisi per sottoporgli il caso di Alaa. Nel frattempo, il regime egiziano ha mostrato entrambe le facce sul caso dei prigionieri. Ne ha liberati alcuni, come Moka e come della traduttrice alessandrina Khuloud Saied, ne lascia altri languire in una cella dopo condanne pesantissime, come quella 15 anni comminata pochissimi giorni fa ad Abdel Moneim Abul Futuh, la personalità più di rilievo dell’Islam politico egiziano.
La foto ritrae un gruppo di cittadini mediterranei in solidarietà con Alaa. Foto di gruppo a Catania, con alcuni degli ospiti di del Festival of Mediterranean Citizens. Me compresa.
Maria Chiara Rioli – Ricercatrice in Storia contemporanea presso l’Università di Modena Reggio Emilia. Si occupa di storia della Palestina e storia delle migrazioni mediterranee
Giuseppina Gruttadauria
Giulia Lopopolo – redattrice di hopefulmonster
Andrea Baldizzone
Osvalda Barbin
Antonella Napoli – giornalista, africanista e analista di questioni internazionali per testate nazionali ed estere. Dal 2019 è direttrice di Focus on Africa.
E infine Vincenza Laccisaglia,
Francesco Sorbello
Concetta De Nitti
Tutti e tre fanno parte del Gruppo Amnesty “Italia 46” di Novara che aderisce all’iniziativa.