Cento giorni. E quanti ancora?

Alaa Abd-el Fattah ha raggiunto oggi i 100 giorni di sciopero della fame. E appena cento sono le calorie che introduce quotidianamente nel suo corpo: un cucchiaino di miele, un po’ di latte in polvere nel tè. Ogni giorno noi ci alimentiamo in media con circa duemila calorie. La differenza tra noi e Alaa è in quelle 1900 calorie di cui priva il suo corpo da cento giorni. Lo fa perché non ha più diritti da quando è rinchiuso nelle carceri egiziane. Ha solo privazioni di diritti, violazioni di diritti, senza libertà.

Cento. Questo numero a me fa impressione. Non solo a me, perché circa 150 persone hanno dedicato un giorno senza cibo ad Alaa, alcuni già due volte. La rinuncia al cibo, il digiuno a staffetta in solidarietà di quasi 150 persone, non solo italiane, in corso dal 28 maggio, è fatto nella quasi totale indifferenza dell’informazione italiana, con alcune belle eccezioni, come Internazionale, Manifesto, la Stampa, il Domani, e molte testate online. La notizia ‘non sfonda’, si dice in gergo giornalistico. Questo non vuol dire che la notizia non ci sia. E noi andiamo avanti, perché Alaa va salvato.

oggi 10 luglio, centesimo giorno dello sciopero della fame di Alaa, digiunano:

Maria Teresa Castegnaro, attivista del gruppo 296 Varese di Amnesty International Italia.

Rosella Simone, della redazione di Anbamed.

E per la seconda ha scelto di digiunare per Alaa anche Carlo Volpi, psicologo di comunità, esperto di cooperazione internazionale.

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