Alaa: 111 giorni di sciopero della fame

Alaa Abd-el Fattah è al suo giorno 111 di sciopero della fame. Nel silenzio. Senza che le notizie sul suo digiuno, che tra poco sfiorerà i quattro mesi, superino le mura del carcere di Wadi al Natrun.

In questo silenzio, rileggere le parole di Alaa, contenute nella selezione dei suoi scritti “Non siete stati ancora sconfitti”, pubblicati da hopefulmonster editore (traduzione dall’arabo di Monica Ruocco, mia l’introduzione) è un esercizio di resistenza. Il brano che ho scelto è contenuto in Graffiti per due, prodotto assieme a Ahmed Douma, altro poeta e intellettuale profondissimo, anche lui rinchiuso ingiustamente in una galera.

“Mi ritrovo lì, nel passato, con meno esperienza e più saggio. Mi ritrovo a scrivere
di margini più ampi del centro, di una storia fatta di tante narrazioni. I margini, al
contrario del centro, sono molteplici. Mi trovo a teorizzare di quanto sia necessario
interagire con tutte le cause e le ingiustizie, per quanto marginali siano gli individui
coinvolti, anche se ciò provoca la rabbia delle persone del centro, e di quanto sia
necessario respingere i tentativi di imporre altre priorità che non siano la libertà,
la dignità e la giustizia.
In piazza ci siamo persi quando abbiamo costruito i nostri miti, ci siamo dimenticati
che la rivoluzione non vuol dire spostarsi dai margini oppure uscirne, ma implica
che i margini facciano irruzione con forza nel centro”.

Questa riflessione sui “margini” mi sembra ancor più necessaria adesso, non solo per l’Egitto e non solo per la non-Europa. Dice molto anche sull’Italia. Ed è  possibile che una mente così acuta debba ancora rimanere in una cella, dopo 111 giorni di sciopero della fame, perseguito per affermare il suo diritto alla libertà in quanto prigioniero di coscienza che non ha avuto neanche un giusto processo? Non suscita alcuno scandalo?

Oggi è il mio turno. Digiuno di nuovo per 24 ore, nella catena di digiuno solidale per Alaa.

Non siete stati ancora sconfitti

Lascia un commento